IN SALA
Quantità vs qualità
Non più una moda ma realtà. La formula All You Can Eat punta sulla grande
abbuffata. Con qualche rischio di impresa tuttavia i profitti ci sono e la visibilità
è costante. Una promozione che dilaga anche nel resto del mondo. Vediamo
come funziona
FEB. MAR. 2018
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DI RICCARDO SADA
A
llimitedell’esasperazio-
ne consumistica, sulla
linea di confine nel
break even, l’All You
Can Eat è una formula nata negli Stati
Uniti e tracimata anche nel resto del
mondo, Italia compresa. È un’idea,
questa, che rasenta la pratica dei buf-
fet degli happy hour, oggi apericena.
Meglio: è una sfida al gusto offerta
alla clientela.
La differenza tra un All You Can Eat e
l’altro sta semplicemente nel servizio
offerto da chef, camerieri e barman:
questo tipo di cene devono offrire
divertimento oltre che cibo. Esistono
i giropizza, giropasta, le girandole, i
giromix, nomi nuovi che sbancano
tra i giovani, amanti dei trend. L’ita-
liano in vacanza adora l’
all inclusi-
ve
, che sconfina nel cibo illimitato.
Gli imprenditori della
ristorazione così valuta-
no costantemente tutte
le tipologie di offerte.
L’obiettivo in fondo è
quello di intercettare i
desideri della clientela
cercando di appagarla
e ampliarla.
Abbiamo coinvolto alcuni locali di-
slocati lungo la nostra Penisola per
approfondire l’argomento.
Nello specifico
Antonio Esposito
de Il Pappamondo 2 di Rieti,
Luigi
Canella
del Tourlé (tre punti vendita
in provincia di Milano),
Cin-
zia Nebuloni
de La
Sidreria di Milano,
Stefania Personé
della PizzeriaGelate-
ria Desideria di Lecce
e
Franco Sio
del Sio
Cafe di Milano.
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