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FEB. MAR. 2018

17

I quattro pilastri della “nuova trattoria”

CUCINA:

il giusto bilanciamento tra tradizione e creatività, antichi sapori che

evocano ricordi piacevoli ed esigenze del palato contemporaneo. Imprescindi-

bile la qualità delle materie prime, anche se “povere”. Sposano la convivialità

anche i piatti “da condividere” con i commensali.

AMBIENTE:

da evitare l’effetto finta trattoria: meglio puntare su colori caldi,

legni, qualche pezzo di modernariato, qualche vecchia foto o stampa alle

pareti (io ho messo quelle della mia famiglia” Trippa). Luci soffuse, ma senza

esagerare. Evitare i tavoli pigiati, per stare comodi ci vogliono almeno 80

centimetri a posto.

SERVIZIO:

deve essere attento ma non invadente. “Mi prendo due minuti per

spiegare il piatto, se poi si vuole approfondire si chiede o si guarda il menu

dove è riportata l’origine degli ingredienti” (Dersett).

PREZZO:

attenzione al conto economico, ma sarebbe sbagliatissimo applicare

prezzi alti a una proposta del genere: molti clienti la scelgono per evitare la

rigidità ma anche il conto salato del ristorante stellato.

comune: passare una bella serata.

“Proponiamo piatti della tradizione

italiana rivisitati, porzioni non ab-

bondanti, presentazione gourmet –

sintetizza Danesi -. Abbiamo deciso

di togliere le classiche divisioni tra

antipasto, primo e secondo ma sug-

geriamo un percorso di sapori, spie-

ghiamo da dove vengono i prodotti

e come sono fatte le cotture. Usiamo

molto la cottura a bassa temperatu-

ra, una tecnica difficile che riesce

a trasformare anche delle uova al-

la livornese. E che presuppone un

grande lavoro amonte, in cucina, per

trovare tempi e temperature ideali”. In

menupiatti tradizionalimodernizzati

“per il classico c’è già la trattoria”,

dal baccalà alla veneta, al riso alla

zucca, agli spaghetti con i broccoli,

ricette dimenticate come il tonno di

coniglio “un piatto dell’Ottocento,

piemontese” e “variazioni sul tema”

come la trippa in insalata e le croc-

chette “che ricreano i sapori del cacio

e pepe”. E ora? “Visto il successo,

pensiamo di aprire altri locali con

lo stesso concept”.

Il passatoritorna,maguardaal futuro.

Hanno un approccio informale e ca-

loroso, il che sopperisce a qualche

errore tecnico”.

DERSETT, 4 AMICI AL... RISTO-

RANTE

Tra i primi ristoranti segnalati su Tri-

padvisor in una piazza difficile come

Milano, Dersett (17 in milanese) apre

a fine settembre per volontà di Ric-

cardo Danesi, appena tornato dalla

Franciadoveavevaconquistato la stel-

la Michelin, e di tre amici d’infanzia.

Presentatosi – anche come strategiadi

marketing, peraltro riuscita - come ri-

storantespecializzato incomfort food,

è frequentato tra gli altri dalla “Milano

bene in jeans”, in modalità relax, e

ha una clientela trasversale, con fasce

di età dai 20 ai 60 anni e uno scopo