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FEB. MAR. 2018
PRIMO PIANO
DI ANNA MUZIO
DaAmarcord
a comfort food
Piatti della tradizione rivisitati seguendo le nuove esigenze, accoglienza calda ma
non invasiva, un ambiente vintage e confortevole: così viene riproposta la “vecchia”
trattoria nell’era 4.0.
I
l vintage fa tendenza non solo
nella moda, ma anche nel cibo.
Perché i piatti semplici, tradizio-
nali, di quando eravamo bam-
bini sono quelli ci incuriosiscono di
più e ci fanno sentire a casa. Anche
al ristorante.
È l’effetto Amarcord (“io mi ricordo”,
dal capolavoro di Federico Fellini)
noto da tempo al marketing dell’in-
dustria alimentare che ha riesumato
marchi, loghi e packaging d’antan. E
cheoggisiaffaccianellaristorazione:si
mangia sempre più fuori casa ma allo
stesso tempo, o proprio per questo,
si scelgono i piatti della tradizione,
quelli che la mamma o la nonna ci
preparavano da bambini.
Duelechiavichefannoscattarequesto
effetto: la familiarità e la semplicità.
Il piatto viene associato a memorie
piacevoli. Èuna scappatoia, unrifugio
nel passato o a periodi in cui le cose
sembravano più semplici. Tutto sta,
spieganoglipsicologi,inquelrapporto
profondo tra cibo ed emozioni ben
raccontato da Marcel Proust con la
sua madeleine, il biscotto inzuppato
nel tè che gli evoca il mondo della sua
infanzia, e anzi l’intera narrativa della
Recherche. Ma la memoria non è solo
personale, perché certo ognuno ha la
sua. Può anche essere collettiva, e la
cucina italiana è davvero ricchissima
di appigli per suscitare memorie di
infanzie vere o presunte, nonne con
le mani in pasta o gite domenicali
nella trattoria fuori porta.
DALLA
MADELEINE
AL COMFORT
FOOD
Quella che in fondo è la tradizione
della trattoria italiana a gestione fami-
gliare, inquesto confuso iniziodi XXI
secolo in cerca di rassicurazioni si è
riproposta, rinnovandosi, con succes-
so. E, come ogni trend che si rispetti,
ha preso un nome inglese, comfort
food. Che in realtà nel mondo anglo-
sassoneècosaunpo’ diversa: ciboche
dà consolazione e un senso di benes-
sere spesso associato all’infanzia, sì,
ma tipicamente ricco di carboidrati e
zuccheri, da appagamento istantaneo
che alla fine ci fa stare peggio.
La versione italiana invece è fatta dei
grandi piatti della tradizione medi-
terranea, pescati dalle varie regioni




