Table of Contents Table of Contents
Previous Page  25 / 76 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 25 / 76 Next Page
Page Background

23

FEB. MAR. 2018

“Lavorare in cucina e dare vita a

nuovi piatti è da sempre la mia

passione.”

Racconta lo chef Conti: “Sin da

bambino mi fermavo incantato a

guardare mio nonno materno che

cucinava, penso sia partito tutto da

lì. Crescendo ho voluto concretizzare

questo interesse e mi sono iscritto

alla Scuola Alberghiera di Viterbo…

ed eccomi qui tra i fuochi dell’Osteria

Belvedere.”

Come si lavora tra le pareti antiche

di un palazzo appartenuto a una fa-

miglia aristocratica del posto?

Beh, ogni giorno è sempre una bella

emozione, un ambiente suggestivo,

quasi fermo nel tempo. L’attività di

ristorazione è iniziata negli anni ’80,

nel 2008 poi sono subentrato io e ho

preso in gestione il locale. Anni in-

tensi di lavoro, impegnativi, nei quali

ho puntato su una cucina invitante e

mai scontata, senza perdere di vista i

sapori della tradizione. Devo dire che

questi 10 anni mi hanno portato belle

soddisfazioni che condivido con tutti

i collaboratori, in primis quelli della

cucinanellaqualehoancorailprezioso

supporto di mia madre.

Dopo tutto questo impegno, come

definiresti in sintesi il tuo modo di

cucinare?

Fondamentalmente è legato alla sem-

plicità del prodotto senza alterare il

valore della materia prima e degli

ingredienti che compongono ogni

piatto. Poi metto un tocco gourmet

per renderlo un po’ al passo con i

tempi. Resto ben saldo alla tradizione

ma, allo stesso modo, capisco che

le evoluzioni della ristorazione ri-

chiedono qualche passaggio in più,

una punta di estro data dalla mano

dello chef.

Il tuo menù è tipico del territorio e

della regione?

Come anticipato mi piace molto se-

guire la tradizione e la cultura della

cucina italiana ma spazio molto, os-

sia non preparo solo piatti laziali o

viterbesi, mi diverto ad abbracciare

anche le usanze di altre regioni e

luoghi… c’è una tale ricchezza che

sarebbe un peccato non sperimen-

tare e non provare le prelibatezze

che sono patrimonio della nostra

Italia: mi piace realizzare piatti con

il pistacchio siciliano di Bronte co-

me quelli con i formaggi d’alpeggio,

passando in un attimo dal mare alla

montagna.

Con un interesse così variegato e

ampio, come gestisci le forniture

della materia prima?

Cerco sempre prodotti di prima qua-

lità, capaci di esaltare i miei menù

ma in grado di fare scoprire il loro

sapore originale e unico. Quando mi

è possibile punto al chilometro zero,

coinvolgo aziende locali, molte della

quali coltivano in maniera biologi-

ca, in questo modo diamo un valido

aiuto all’economia della nostra terra

e rispettiamo anche l’ambiente. Per

le aree della Tuscia, nello specifico,

faccio una ricerca accurata di tut-

to, dai lamponi dei Monti Cimini,

ai fagioli del Purgatorio di Gradoli,

sino ai ceci di Onano. La stessa cosa

la faccio con i vini: sempre di più

ricerco produzioni biologiche e di