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FEB. MAR. 2018
“Lavorare in cucina e dare vita a
nuovi piatti è da sempre la mia
passione.”
Racconta lo chef Conti: “Sin da
bambino mi fermavo incantato a
guardare mio nonno materno che
cucinava, penso sia partito tutto da
lì. Crescendo ho voluto concretizzare
questo interesse e mi sono iscritto
alla Scuola Alberghiera di Viterbo…
ed eccomi qui tra i fuochi dell’Osteria
Belvedere.”
Come si lavora tra le pareti antiche
di un palazzo appartenuto a una fa-
miglia aristocratica del posto?
Beh, ogni giorno è sempre una bella
emozione, un ambiente suggestivo,
quasi fermo nel tempo. L’attività di
ristorazione è iniziata negli anni ’80,
nel 2008 poi sono subentrato io e ho
preso in gestione il locale. Anni in-
tensi di lavoro, impegnativi, nei quali
ho puntato su una cucina invitante e
mai scontata, senza perdere di vista i
sapori della tradizione. Devo dire che
questi 10 anni mi hanno portato belle
soddisfazioni che condivido con tutti
i collaboratori, in primis quelli della
cucinanellaqualehoancorailprezioso
supporto di mia madre.
Dopo tutto questo impegno, come
definiresti in sintesi il tuo modo di
cucinare?
Fondamentalmente è legato alla sem-
plicità del prodotto senza alterare il
valore della materia prima e degli
ingredienti che compongono ogni
piatto. Poi metto un tocco gourmet
per renderlo un po’ al passo con i
tempi. Resto ben saldo alla tradizione
ma, allo stesso modo, capisco che
le evoluzioni della ristorazione ri-
chiedono qualche passaggio in più,
una punta di estro data dalla mano
dello chef.
Il tuo menù è tipico del territorio e
della regione?
Come anticipato mi piace molto se-
guire la tradizione e la cultura della
cucina italiana ma spazio molto, os-
sia non preparo solo piatti laziali o
viterbesi, mi diverto ad abbracciare
anche le usanze di altre regioni e
luoghi… c’è una tale ricchezza che
sarebbe un peccato non sperimen-
tare e non provare le prelibatezze
che sono patrimonio della nostra
Italia: mi piace realizzare piatti con
il pistacchio siciliano di Bronte co-
me quelli con i formaggi d’alpeggio,
passando in un attimo dal mare alla
montagna.
Con un interesse così variegato e
ampio, come gestisci le forniture
della materia prima?
Cerco sempre prodotti di prima qua-
lità, capaci di esaltare i miei menù
ma in grado di fare scoprire il loro
sapore originale e unico. Quando mi
è possibile punto al chilometro zero,
coinvolgo aziende locali, molte della
quali coltivano in maniera biologi-
ca, in questo modo diamo un valido
aiuto all’economia della nostra terra
e rispettiamo anche l’ambiente. Per
le aree della Tuscia, nello specifico,
faccio una ricerca accurata di tut-
to, dai lamponi dei Monti Cimini,
ai fagioli del Purgatorio di Gradoli,
sino ai ceci di Onano. La stessa cosa
la faccio con i vini: sempre di più
ricerco produzioni biologiche e di




