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Gaetano Ragunì

Giorgio Perin

Marcello Zaccaria

Fabrizio Camer

Rocco Cristiano Pozzulo

della cucina e della dieta mediterra-

nea, utilizzandone i prodotti simbolo:

la pasta, il pomodoro, l’olio evo, gli

agrumi. Quale occasionemiglioreper

capirecome tanti chef, coinvolti nell’e-

vento, vivonoquestoanno “speciale”?

«Come Federazione – ha spiegato

Rocco Cristiano Pozzulo presidente

nazionale FIC - siamo impegnati sul

fronte della promozione della cucina

italiana, attraverso gli eventi orga-

nizzati dalle nostre delegazioni. Le

nostre delegazioni estere fanno lo

stesso oltre confine.

Tra l’altro all’estero il cibo italia-

no è visto meglio che nel nostro

Paese; qui lo diamo per scontato.

Chi al di fuori dalla nostra Nazione

fa ristorazione italiana seria, cerca

materie prime di alta qualità e ori-

ginali, anche se deve confrontarsi

con il problema dell’italian soun-

ding. Venendo a questa iniziativa,

i Campionati sono un momento di

grande confronto tra i cuochi anche

giovani: siamo sempre più attenti al

settore giovanile, poiché i giovani

chef sono il futuro della nostra tra-

cano la qualità vera e chi li scimmiotta.

Bisogna avere il coraggio di difendere

la propria cucina nazionale, di amare

il proprio prodotto»

Anche Gaetano Ragunì General Ma-

nager della Nazionale Italiana Cuochi,

è severo verso l’atteggiamento di una

parte della categoria. «C’è spesso la

smania di mettere il proprio ego da-

vanti a tutto – ha lamentato - anche

dimenticandosi della materia prima.

Destrutturaretantiingredientipermet-

tere in evidenza la propria abilità, svia

l’attenzione dalla qualità degli ingre-

dienti.Tranoicisonograndiprofessio-

nisti, ma per sostenere il cibo italiano,

non dobbiamo esaltarci troppo. Per

valorizzare il prodotto nazionale, nel

piatto dobbiamo anche trovare la cura

dell’igiene e il rispetto della catena

del freddo».

Ci sono anche sguardi più ottimisti,

come quello di Marcello Zaccaria, so-

cio FIC e chef di Academia Barilla.

«Vorrei che il 2018 – ha auspicato -

fosse l’annodella rinascitadellacucina

italiana. Negli ultimi tempi la cucina

italiana ha riscoperto la nostra storia.

Siamo passati dal portare in giro per

il mondo la cucina della tradizione, a

quella“ibridata”dalleinfluenzedialtre

culture. Ma quando si va all’estero, si

vede che la nostra cucina è apprezza-

ta per la sua semplicità, per l’uso di

ingredienti stagionali… Io tengo dei

corsi per gli chef stranieri: non mi

chiedono la cucina spettacolarizzata,

complicata, ma quella semplice, della

tradizione. Cercano le origini. È per

questoche lacucina italianaè invidiata

in tutto il mondo».

IN PROFONDITÀ (1)

dizione culinaria, e vogliamo inoltre

che non solo i nostri associati, ma

anche le migliaia di cuochi profes-

sionisti che ogni giorno lavorano

nel mondo, sentano questo evento

come qualcosa che gli appartiene».

Fabrizio Camer, membro del direttivo

della FIC, è più critico. «Secondo me il

cibo italianosi promuovemale, perché

l’italiano lo ama poco – ha affermato

- ci sono persone che si dannano l’a-

nima per promuoverlo,ma altre che lo

sviliscono. Per fortuna c’è un ritorno

e una riscoperta della tradizione, ma

ancora troppe volte scimmiottiamo le

altrecucinedimenticandolanostrasto-

ria e cultura, la biodiversità italiana.

Perché trasformare tutto in esotico?

Riscopriamo i nostri prodotti. Senza la

tradizionenonsipuòfareinnovazione.

I social, invece che aiutarci, rischiano

di dare immagini sbagliate della tradi-

zione culinaria italiana. Per fortuna i

ragazzi dimostrano una grande voglia

di fare bene. Purtroppo l’Italia investe

in cultura gastronomica meno di altri

Paesi. I cuochi italiani all’estero sono

visti bene, ma ci sono quelli che ricer-