Pubblici esercizi in trincea, 22mila chiusure. Il Rapporto Ristorazione

Rapporto Ristorazione di Fipe-Confcommerio: il 2020 una vera odissea per i pubblici esercizi, ma si deve guardare al futuro e alla riconquista della socialità perduta. Il ministro Giorgetti apre al gr...

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Rapporto Ristorazione di Fipe-Confcommerio: il 2020 una vera odissea per i pubblici esercizi, ma si deve guardare al futuro e alla riconquista della socialità perduta. Il ministro Giorgetti apre al green pass per le discoteche e annuncia un fondo per chi non ha ancora riaperto.

“Senza dubbio, in questa guerra contro la pandemia il settore dei pubblici esercizi è quello che, dalla sua personale trincea, ha pagato di più”: è amara la costatazione di Giancarlo Giorgetti.  “Ma sono convinto – è il suo auspicio - che la guerra stia finendo e che questo settore sarà tra i grandi interpreti della socialità ritrovata, quando si tornerà alla normalità”.

Con questa osservazione a metà tra il politico e il sociologico il ministro per lo Sviluppo economico entra in piena sintonia con la platea di spettatori riunitisi in occasione della presentazione del Rapporto Ristorazione 2020 di Fipe- Confcommercio.

E davanti ai numeri sciorinati sull’andamento del comparto, un po’ di incoraggiamento serve senz'altro.

Quello trascorso – puntualizza infatti il direttore Centro Studi Fipe-Confcommercio Luciano Sbraga - è stato un anno scandito più dalle chiusure, che dalle giornate lavorative: da ottobre a maggio ben 192 giorni di misure restrittive con 50 giorni in rosso (chiusura totale) e 68 in arancione (chiusi i pubblici esercizi) e73 giorni di giallo. Alcune regioni hanno cambiato colore 19 volte: una vera odissea. Il bilancio? 514 mila unità di lavoro (alloggio-ristorazione) e 243 mila posti di lavoro (non a tempo determinato, si badi bene) in meno. E ancora: sono 22 mila le imprese chiuse e 130 miliardi di consumi andati perduti e di questi 31miliardi solo nell’ambito della ristorazione. Il 98% delle imprese ammette di aver perso fatturato e il 60% dichiara di averne perso oltre il 50%.

“E la cosa tragica – osserva Sbraga - è che il mercato è ancora sotto anestesia per via della cassa integrazione e dei ristori: il peggio dovrà ancora arrivare”.

E i ristori?

Il 20% delle imprese dice di non averli percepiti perché tagliate fuori dai meccanismi messi in campo per la distribuzione.

“Un settore devastato- dunque – come ammette Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe-Confcommercio – proiettato in un futuro con tante ipoteche e troppe incognite e per cui sarà necessario lavorare con fortissimo impegno”.

pubblici eserciziSulle prospettive future interviene il ministro Giorgetti: oltre a rassicurare sull’adozione di un ulteriore indicatore per l’attribuzione dei ristori (ovvero quello del risultato di esercizio rispetto all'esercizio precedente) il ministro annuncia la proposta di un fondo per quei settori rimasti esclusi dall’ultima tornata di riaperture come le discoteche e le sale gioco. Gestito da Mise e Mef il fondo verrà erogato, probabilmente con dei forfait, alle categorie individuate anche grazie alle segnalazioni delle associazioni di categoria.

Sul futuro incerto delle discoteche, infine il ministro ipotizza la possibilità di utilizzare anche nel caso del mondo della notte il green pass, l’ipotesi potrebbe essere allo studio.

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