Non si ferma il fenomeno dumping nel mondo dei pubblici esercizi. Fipe-Confcommercio - da sempre attentissima sul tema, a cui ha dedicato anche un Manuale - torna a denunciare “con fermezza”, si legge in una nota divulgata alla stampa, “l’uso di contratti collettivi non rappresentativi, che abbassano il costo del lavoro a scapito delle tutele dei lavoratori”, minacciando fortemente la qualità del settore.
La preoccupante crescita del fenomeno, sostiene la federazione, rischia di trasformarsi in una vera e definitiva piaga per il settore, che non penalizza solo i dipendenti ma crea anche una concorrenza distorta tra le imprese. “È fondamentale ricordare che tali contratti sono considerati irregolari dalle disposizioni di legge e dalle normative stabilite dall’Ispettorato del Lavoro”, aggiunge FIPE che rincara: “Alla luce di questa situazione, che rischia di compromettere la tenuta sociale del comparto e di indebolire il sistema di rappresentanza del lavoro, continueremo a lavorare per garantire condizioni eque di concorrenza tra le imprese del settore e per la tutela dei lavoratori, come testimoniato dalla recente firma del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, presidio di legalità e di diritti per la persona”.
Il contratto sottoscritto da FIPE è stato rinnovato a giugno 2024, e contempla l’aumento in busta paga di 200 euro a regime e il rafforzamento dell’assistenza sanitaria integrativa. L’accordo avrà una durata di tre anni e mezzo, con scadenza il 31 dicembre 2027.