Premessa: qualche mese fa il colosso Ilva di Saronno ha acquisito il 25% di Engine, gin 100% biologico fatto in Langa. Risultato? Oggi è responsabile della distribuzione estera (quella nazionale rimane a Velier), oltre che dello sviluppo del brand. Che punta a rafforzare la propria presenza sul mercato attraverso diverse iniziative: dalle One Night che toccheranno le principali città italiane e straniere alla drink list con 22 cocktail in arrivo in primavera.
Detto questo, spendiamo giusto due parole su Engine. Lanciato da Paolo Dalla Mora nel 2019, è un London Dry Gin biologico distillato sottovuoto a bassissime temperature per mezzo di un evaporatore rotante che assicura un'alta concentrazione di aromi e profumi naturali. Ed è molto riconoscibile, grazie al packaging davvero straordinario. Ovvero, una tanica di latta come quelle pensate per olii e carburante. Un contenitore che evidentemente richiama l'universo dei motori a tutto tondo. E "spacca". Iconica come la bottiglietta del Campari Soda. Resta impressa, per forza. In estrema sintesi, è cool.
"Con l'ingresso di Ilva di Saronno nell'azienda si apre una nuova fase di crescita per Engine, che ha come fine l'espansione e l'ulteriore rafforzamento del brand in Italia e all'estero", ci spiega Stefano Nincevich, ex prima firma in ambito mixology di Bargiornale diventato di recente responsabile comunicazione e ufficio stampa di Engine. Obiettivo concreto dell'azienda? Passare da 500 mila a tre milioni di bottiglie entro il 2025.