Bilancio ESG Carlsberg Italia: meno emissioni, packaging sostenibile e obiettivo Net Zero 2040

Presentato il 15° Report ESG di Carlsberg Italia. Riduzione di consumi ed emissioni, investimenti sul packaging, crescita del segmento low alcohol e nuovi obiettivi sulla filiera verso il Net Zero entro il 2040

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La sostenibilità smette di essere una voce separata dal business e diventa uno strumento con cui misurare competitività, efficienza e capacità di affrontare le trasformazioni del mercato. È il quadro emerso dalla presentazione del 15° Report ESG di Carlsberg Italia, ospitata nello stabilimento di Induno Olona, dove il management ha illustrato risultati raggiunti, nuove priorità e obiettivi destinati a incidere sull’intera filiera brassicola.

Più che un bilancio di sostenibilità, il documento racconta una strategia che tocca produzione, packaging, agricoltura, logistica e consumi. Temi che oggi interessano direttamente anche il fuori casa, chiamato a confrontarsi con clienti più attenti a impatto ambientale, moderazione e qualità dell’esperienza. Ad aprire il confronto è stato Alius Antulis, che ha inserito la sostenibilità all’interno di una visione di lungo periodo. Da questa impostazione prende forma Brewing Tomorrow, la nuova strategia ESG del Gruppo destinata a sostituire il precedente framework Together Towards Zero and Beyond.

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La sostenibilità non viene considerata un percorso parallelo al business”, ha spiegato Antulis, sottolineando come rappresenti parte integrante del purpose aziendale e della volontà di produrre valore “per un oggi e un domani migliori.

Alius Antulis, Managing Director Carlsberg Italia

Net Zero 2040 e nuovi parametri

Il percorso si sviluppa lungo alcune direttrici precise: riduzione delle emissioni, tutela della natura, valorizzazione delle persone e adattamento alle nuove abitudini di consumo. Il traguardo più ambizioso resta il raggiungimento del Net Zero entro il 2040, accompagnato però da un cambiamento significativo nel modo di misurare i risultati.

In futuro non conterà soltanto ridurre le emissioni rispetto ai volumi prodotti, ma diminuire le emissioni complessive anche in presenza di crescita industriale. Aumentare la produzione, quindi, non potrà compensare un impatto ambientale maggiore. A entrare nel dettaglio della strategia è stata Serena Savoca, che ha riportato al centro un concetto chiave, secondo cui la sostenibilità deve uscire dai documenti e diventare pratica quotidiana. Una visione che si traduce in interventi concreti su produzione, packaging, economia circolare e approvvigionamento delle materie prime.

Packaging, agricoltura rigenerativa e consumi

Tra gli obiettivi dichiarati compare il traguardo di arrivare entro il 2032 a packaging completamente compostabili, riciclabili o riutilizzabili, mentre il Gruppo punta ad avere il 50% delle materie prime proveniente da pratiche di agricoltura rigenerativa. In Italia il lavoro passa anche attraverso collaborazioni con realtà dedicate alla coltivazione del luppolo nazionale, che oggi contribuisce a mantenere stabile al 17% l’utilizzo di materia prima coltivata nel Paese.

Sul fronte dei consumi, Savoca ha evidenziato anche il cambiamento degli stili di acquisto e delle aspettative dei consumatori. Secondo le stime del Gruppo, entro il 2030 le birre analcoliche e low alcohol potrebbero arrivare a rappresentare il 35% del portafoglio globale, confermando una crescente attenzione verso moderazione e benessere. Un segnale che interessa sempre più anche il lavoro di bar e ristorazione, chiamati a intercettare consumatori che cercano alternative a basso contenuto alcolico senza rinunciare all’esperienza.

I numeri del bilancio

La parte più concreta della presentazione è arrivata con Maria Grazia Fumagallo, che ha riportato il tema della sostenibilità sul terreno dei risultati misurabili. Negli ultimi dieci anni l’azienda dichiara una riduzione del 27,5% nel consumo di gas metano, del 27% nei consumi energetici complessivi e del 31,6% nell’intensità delle emissioni dirette di CO₂. Sul fronte delle risorse idriche emerge inoltre un calo del 36,8% dei consumi di acqua rispetto al 2015, dato particolarmente significativo per un comparto produttivo come quello brassicolo.

Anche il packaging rientra nel percorso di miglioramento continuo. Carlsberg dichiara un risparmio di 40 tonnellate di carta, ottenuto intervenendo sull’alleggerimento delle etichette e sull’ottimizzazione dei materiali secondari. Parallelamente prosegue il lavoro sul recupero del calore e sulla gestione della CO₂ nello stabilimento produttivo. Tra i progetti più valorizzati compare ancora DraughtMaster, sistema di spillatura che secondo le analisi condivise consentirebbe di evitare circa 14 kg di CO₂ ogni 100 litri di birra distribuita. Una tecnologia sviluppata anche grazie al contributo italiano e oggi utilizzata come riferimento in altri mercati europei.

Il report restituisce anche una fotografia industriale dell’azienda. Nel 2025 il Birrificio di Induno Olona ha superato 1,14 milioni di ettolitri prodotti, generando 234 milioni di euro di valore economico e consolidando il ruolo di Carlsberg Italia come terzo produttore nazionale.

La sfida resta nella filiera

Resta però aperta la questione più complessa. Come emerso nel confronto finale, una parte decisiva del percorso verso il Net Zero non dipenderà soltanto dagli stabilimenti, ma soprattutto dalla filiera: trasporti, fornitori, logistica, packaging e fine vita dei prodotti.

Un terreno sul quale, secondo il management, nessun attore può intervenire da solo e che richiede collaborazione tra industria, distribuzione e fuori casa. È forse questo il messaggio più forte emerso dalla presentazione del bilancio: la sostenibilità continua a essere raccontata attraverso obiettivi misurabili e risultati concreti, ma il raggiungimento dei target futuri passerà sempre più dalla capacità di coinvolgere l’intero ecosistema che ruota attorno al beverage.

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