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Le magnifiche carni che rendono

l’hamburger gourmet

Un hamburger per definirsi gourmet (e proporsi con un prezzo più alto)

deve avere un ingrediente fondamentale, di qualità ineccepibile: la carne

appunto. Ecco alcuni “brand” che, dichiarati in menu, si prendono l’atten-

zione del cliente grazie al loro “nome”.

CHIANINA:

antica razza bovina italiana, deve il nome alla zona di allevamento:

la Valdichiana. L’animale di grande taglia ha un mantello bianco porcellana. La

carne è caratterizzata dalla finezza delle fibre e dalla marezzatura.

SCOTTONA:

è una giovane femmina di bovino che non è mai stata gravida

e di età non superiore a 16mesi, per cui fornisce una carne molto tenera. È

nota la scottona piemontese.

FASSONA PIEMONTESE:

razza bovina autoctona del Piemonte profonda-

mente legata alla tradizione contadina: era ritenuta preziosa perché in grado

di fornire carne, latte e forza lavoro. Oggi la razza Piemontese è allevata

nelle Province di Asti, Cuneo e Torino. Ha un’alta resa di macellazione, è

tenera e magra.

ANGUS

(o Aberdeen Angus): antichissima razza bovina da carne, prende

il nome dalla zona della Scozia di cui è originaria. La carne è delicata e

morbida, ricca di grasso di marezzatura.

WAGYU:

“wa-gyuˉ” significa “carne di manzo”, e identifica varie razze bovi-

ne giapponesi, alcune selezionate geneticamente per avere carni con una

elevata quantità di tessuto ricco di grassi insaturi, che tendono a distribuirsi

e lasciare striature evidenti nelle masse muscolari. Il manzo di Kobe è il bo-

vino dal manto nero della razza di Tajima, allevato nella Prefettura di Hyogo.

Noto per il sapore, la tenerezza e la struttura grassa e ben marmorizzata.

BISONTE:

no, non è più in via di estinzione, viene anzi allevato in USA e

Canada. La sua carne è magra e leggermente dolce.

GIU. LUG. 2016

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PRIMO PIANO

Poi ci sono altri accorgimenti: dal

taglio al coltello, alla pressatura a

mano, a tutto il mondo delle farci-

ture, che danno valore e varietà: ma

attenzione al giusto mix.

PAROLA ALLA SCIENZA… E AL-

LO CHEF

. Pare infatti che esista

“l’Hamburger perfetto”. Lo ha codi-

ficato scientificamente lo chef Char-

les Michel al Crossmodal Research

Laboratory dell’Università di Oxford.

Deve fare appello a tutti e cinque i

sensi, la carne deve essere spessa

almeno 7 cm e avere 9 strati, con

l’inserimento di ingredienti “magici”

quali salsa di soia, Jàmon Serrano,

Camembert e salsa Chipotle (pepe-

roncino affumicato tipico della cu-

cina messicana). Non va mangiato

nel piatto ma addentato, e deve con-

tenere qualche elemento croccante

(come la tradizionale foglia di lattuga

fresca), mentre il pomodoro deve

essere spesso 1 cm.

La scienza però si scontra con il gusto

italiano, che potrebbe non gradire

ingredienti esotici quali salsa di soia

e peperoncino affumicato nel pro-

prio panino.

“In realtà, l’hamburger perfetto de-

ve utilizzare una carne con la giu-

sta percentuale di grasso – spiega

Lunati – che dona tenerezza. Una

carne troppo magra rischia di ri-

sultare secca”.

Secondo

EnzoDe Angelis

, chef exe-

cutive Ham Holy Burger – “L’ham-

burger perfetto lo cerchiamo giorno

dopo giorno migliorando la cottura

sul singolo hamburger. Non abbia-

mo un prodotto standardizzato, ma

un ingrediente artigianale lavorato

da artigiani.

La perfezione è un’aspirazione cui

tendiamo con una cottura perso-

nalizzata per il cliente, facendo at-

tenzione se c’è il sole o la pioggia,

se abbiamo un accompagnamento

estivo o invernale. L’hamburger per-

fetto è la somma di tante attenzioni.

Noi partiamo avvantaggiati da una

grande materia prima”.

Quali sono insomma i motivi di tanto

successo? “Rispetto alla griglia, che

richiede una certa professionalità,

l’hamburger è un prodotto più ‘faci-

le’ da gestire e da cucinare. Inoltre,

si è inserito perfettamente nei nuovi

stili di vita e modi di mangiare: è

infatti un pasto allo stesso tempo

completo, che sazia, ma anche velo-

ce e che si può consumare ovunque”

– conclude Lunati.