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OTT. NOV. 2015

40

I

l servizio è morto viva il ser-

vizio? In un mondo ipertecno-

logizzato, con tavoli parlanti e

tablet che danno informazioni

su ingredienti e origini, vitigni e ac-

costamenti, e camerieri robot (sono

già “al lavoro” in un paio di ristoranti

cinesi), ha ancora senso parlare di

accoglienza e servizio? Lo ha ecco-

me perché l’interazione umana e il

sorriso oggi sono più importanti che

mai, e diventano anzi la principale

leva competitiva che differenzia un

ristorante dall’altro.

«L’accoglienza fa la differenza tra un

cibo buono e un’esperienzamemora-

bile. La buona cucina in un ristorante

conta per il 30%, il resto è accoglienza

che si divide in un aspetto “tech”, ar-

redi, musica, profumi, illuminazione,

mise en place, procedure operative

e in uno “touch”, che coinvolge la

relazione, la capacità di fare sentire

gradita una persona in quel posto:

piùè fortequesta seconda componete

più il cliente avrà una percezione

di valore» spiega Mauro Santinato,

presidente di Teamwork, società di

consulenza per il mondo dell’ospi-

talità. Importante è però un giusto

mix tra questi due aspetti: troppe

procedure tipiche delle catene dan-

no la sensazione al cliente di essere

parte di un ingranaggio ben oliato,

efficiente ma freddo «ma è anche da

evitare ciò che chiamiamo l’allegro

pollaio, dove è forte la componente

umana e ognuno fa del suo meglio,

ma non sa bene cosa fare con conse-

guenze disastrose su tempi e qualità

del servizio».

UN LAVORODI SQUADRA. Un equi-

librio difficile, che comincia con la

selezione della persona che lavorerà

nel proprio locale. Quali aspetti privi-

legiare? «Bisognerà scegliere persone

dotate di empatia, che è la dote più

importante. Va valutata la capacità

di relazionarsi con gli altri. La parte

tecnica, le procedure si apprendono

velocemente ma se una persona è

rigida, negativa, fredda nonpotràmai

fare bene questo lavoro» dice Santina-

to. Attenzione però: l’atteggiamento

dipende anche dall’ambiente di lavo-

ro, perché l’accoglienza non poggia

solo sulle spalle del cameriere, ma

è un gioco di squadra. «Ci vuole un

ambiente positivo, ma anche una cul-

L’accoglienza

è questione

di feeling

Mettere a proprio agio il cliente non riguarda solo

il rispetto delle procedure. Occorre stabilire una

relazione empatica, e fare un lavoro di squadra

IN sala

di AnnA Muzio

10 regole per la buona

1

TRATTARE I CLIENTI

COME PERSONE.

Se possibile

usare il cognome: si trova nella

prenotazione e sulla carta di

credito, così il cliente si sente

riconosciuto, importante

2

USARE IL CONTATTO

VISIVO.

non guardare in faccia

una persona appena entra

trasmette l’idea che non si è

interessati ad averla come cliente