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APR. MAG. 2018

qualcosa che, paradossalmente, va

contro il concetto della digeribilità

appena citato, provocando spesso

anche molta sete.

R.B.

– La pasta madre viva deve

essere conservata in condizioni

ottimali, così da non subire conta-

minazioni esterne che potrebbero

modificare le caratteristiche del lie-

vito stesso. Le conseguenze sono

quelle di un lievito troppo acido,

si deve fare attenzione anche alla

farina per il rinfresco e all’acqua.

Quali sono i tempi di una corretta

lievitazione?

S.P.

– Non ci sono tempi precisi da

seguire. Di certo usando il lievito

madre bisognerà aspettare di più

rispetto a un impasto fatto con il

lievito di birra; quest’ultimo, se

messo in quantità superiore, darà

un rigonfiamento veloce ma non

una maturazione, la pasta madre

invece non può essere usata in ec-

cesso e va proporzionata anche in

base alla farina che si utilizza. Una

cosa è certa, non si può pensare di

fare un impasto con il lievito madre

e andare in cottura la sera stessa.

R.B.

– Non esistono ore o tempi

prestabiliti. Bisogna lavorare pen-

sando a ciò che si vuole ottenere

partendo dall’impasto e proiettar-

si sul risultato finale. Sono tanti i

fattori che contribuiscono alla ri-

uscita di un ottimo pane o di una

pizza, dalla farina all’acqua. Se non

si rispettano i tempi “naturali” ci

si può trovare davanti un lievitato

con un’alveolatura non uniforme,

poco volume e un sentore troppo

pungente.

Quali sono gli elementi per valu-

tare una buona pizza?

S.P.

– Oltre ai profumi, al sapore

buono e al gusto estetico finale,

una pizza deve essere sana, salubre,

etica, stagionale e capace di fare

capire subito gli ingredienti che la

compongono.

R.B.

– È sempre utile fare un’analisi

organolettica tenendo in considera-

IN DISPENSA

zione fondamenti come la cottura, il

profumo, la struttura complessiva,

il gusto e la digeribilità.

Come sarà la pizza del futuro?

S.P.

– Fare pizza è un vero e pro-

prio mestiere! Di conseguenza ri-

chiede una presa di coscienza di

tutti i professionisti: sono loro che

fanno la differenza. La pizza del

futuro la vedo legata a un lavoro di

squadra, a un concetto di ristora-

zione, alle differenze del prodotto

a prescindere che sia più semplice

o complesso. Il pizzaiolo del futuro

dovrà essere sempre più formato da

cuoco oltre che da esperto dell’Arte

Bianca, con attenzione agli aspetti

nutrizionali, agli abbinamenti e alla

stagionalità.

R.B.

– Siamo di fronte a una nuova

generazione di pizzaioli evoluti e

attenti, pronti a trasformare la pizza

in un vero e proprio piatto attento

alla salute e in grado di offrire al

cliente una vera esperienza di gu-

sto, ecco perché non mancheran-

no curiosità, ricerca e studi sugli

ingredienti da selezionare e sulle

procedure di lievitazioni. La pizza

è in continua evoluzione, si creano

nuove combinazioni per ottenere

risultati differenti ma sempre con

un occhio alla tradizione.

Simone Padoan

foto di Ph. Aromi