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APR. MAG. 2018
i puristi della Margherita. La ver-
sione gourmet di Cracco, infatti,
prevede l’uso di cereali combinati
tra loro per rendere più croccante
l’impasto e l’utilizzo di una salsa
di pomodoro più densa rispetto
all’originale.
L’universo infinito che permette
questo piatto tipico italiano dipende
probabilmente dalla sua estrema
facilità, sia negli ingredienti che nel
sapore, oltre al fatto che si può
mangiare in piedi o seduti, con for-
chetta e coltello o anche mentre si
cammina.
Grandi catene che hanno fatto di
questo “easy way”, nato a Napoli,
un business mondiale. Se si pensa
che nel mondo i maggiori guada-
co Raffaele Esposito, in onore di
Margherita di Savoia, preparò l’im-
pasto con pomodoro, fior di latte,
basilico – i colori dell’Italia - olio
e sale. O magari la “vera” pizza fu
inventata prima. Ciò che importa
è che le variazioni sul disco di fa-
rina, lievito e acqua sono infinite.
Non ultima la versione lanciata,
poco tempo fa, dallo chef Carlo
Cracco – giro d’affari 7 milioni di
Euro, privato di una stella dalla
Guida Michelin 2018 forse per il
troppo presenzialismo televisivo
oltreché pubblicitario – che, appe-
na lanciata, ha sollevato non poche
critiche soprattutto nei social fra
gni non li fanno gli italiani ma gli
americani: Pizza Hut su tutti (12.000
ristoranti in 100 paesi) ma anche
Domino’s Pizza, con versioni forse
anche più estreme delle gourmet:
basti pensare alla pizza all’ananas
o quella con roll di pollo, peperon-
cino e cipolle, o l’altra con maiale,
salsa barbecue e chorizo.
PATRIMONIO DELL’UMANITÀ
Il punto sulla pizza, però, è che
come in tutte le storie che si rispetti-
no, il riconoscimento dell’UNESCO
impatterà sia sul modo di preparare
l’impasto, che sul settore.
Le ultime stime parlano di un mer-
cato con numeri di tutto rispetto.
Secondo l’Accademia Pizzaioli, in
Pizza vs italian sounding
Il prosciutto di Parma prodotto in Cina. Il parmesan cheese, la mozzarella.
Non si contano i prodotti che, nel resto del mondo, si cerca di far passare per
italiani attraverso «l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi
che evocano l’Italia per promozionare e commercializzare prodotti affatto ri-
conducibili al nostro Paese», si legge nel sito della Direzione Generale Lotta alla
Contraffazione: «Un mercato che vale 54 miliardi di euro l’anno (147 milioni al
giorno)». E che ha un antidoto, il Made in Italy. E il riconoscimento della pizza
da parte dell’Unesco è anche uno strumento per proteggere il nostro piatto più
famoso e l’economia ad esso legato proprio dal fenomeno dell’italian sounding.




