APR. MAG. 2018
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Pizza alta, filante, al trancio. Da Milano al mondo. Spontini®,
marchio milanese di pizza al trancio, arriverà anche in Medio Oriente
e Nord Africa dopo l’accordo di espansione con M.H. Alshaya Co. A
breve in Kuwait e anche in Giappone.
È una storia fortunata quella di questa bottega che nel 1953
sfamava i milanesi nel boom economico del dopoguerra. Da lì, la
famiglia Innocenti, alla guida dell’azienda dal 1977, è riuscita ad
arrivare al mercato internazionale (in Italia 21 punti vendita: 14
diretti, 7 in franchising,
www.pizzeriaspontini.it).
La case history: Spontini
Nel Disciplinare ci sono le pizze
tradizionali, il calzone, racconta il
presidente AVPN: «Sono ammesse
singole variazioni purché rispettino
le regole della gastronomia e del
buon gusto». Ecco perché, chiosa
Pace: «La pizza di Cracco, che pure
è un grande chef che tiene all’este-
tica, non l’ho assaggiata. Perché la
pizza che ha fatto è brutta».
Oltreoceano andare a mangiare piz-
za sta divenendo sinonimo di risto-
rante italiano. A New York, come a
Los Angeles, aumentano i locali di
alcuni fra i più noti pizzaioli: Gino
Sorbillo, Gabriele Bonci. Prodotti
veri nostrani, non italian sounding.
Anche se, dato dolente, proprio sul
fronte agricoltura di qualità l’Europa,
e in particolare l’Italia, sta fallendo.
Per l’ultimo rapporto dell’Agen-
zia europea dell’ambiente l’uso di
pesticidi non sta diminuendo. Nel
2015 le vendite di Francia, Spagna,
Italia, Germania e Polonia, hanno
rappresentato il 72% delle vendite
di antiparassitari dell’Unione euro-
pea (in pratica i tre quarti dell’intero
consumo della Ue).
A ogni modo, il Made in Italy con-
tinua a essere un brand sinonimo
di eccellenza. Non solo Eataly cate-
na di supermercati specializzata in
prodotti italiani di qualità, fatturato
400 milioni; ma anche e soprattut-
to piccole e medie imprese che si
stanno facendo conoscere per le
caratteristiche del prodotto, come
Spontini.
Insomma, che sia Margherita o Ma-
rinara poco importa, il punto es-
senziale per la pizza sarà eccellere
Che si onori o meno il galateo sotto
il Vesuvio, si sia ‘Pizzaiuoli’ asso-
ciati, cuochi certificati o meno, per
migliorare i numeri l’obiettivo deve
essere sempre lo stesso: innovare
nella tradizione.
Occorre tenere in debito conto le
novità introdotte a seguito del rico-
noscimento UNESCO del mestiere
di ‘Pizzaiuolo napoletano’, che si
va a sommare alle altre eccellen-
ze del nostro Paese: l’Italia ha il
maggior numero di siti patrimonio
dell’umanità: 53; al secondo posto
la Cina: 52.
Uno stimolo per tutti a fare del
territorio, e dei suoi prodotti, il
protagonista del prossimo futuro.
nell’impasto, anzi nel disco di pasta.
Fare pizza è arte, mestiere. Del resto,
la nostra cucina sa lavorare al meglio
con la tradizione. La dieta mediterra-
nea, i prodotti tipici. Gli ingredienti,
il condimento, esalteranno la base.




