The House of Sathorn ospite da Camparino in Galleria: Thailandia e Italia si incontrano (e si bevono)

Direttamente da Bangkok, the House of Sathorn è stato ospite al Camparino in Galleria per una serata molto interessante e irripetibile. Il Bar Manager Marco Dognini ha portato la sua esperienza dietro...

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Direttamente da Bangkok, the House of Sathorn è stato ospite al Camparino in Galleria per una serata molto interessante e irripetibile. Il Bar Manager Marco Dognini ha portato la sua esperienza dietro il bancone meneghino per un tasting e uno scambio culturale in forma liquida. È stato dunque sancito, per la prima volta, il sodalizio tra Camparino, lo storico locale nel cuore della metropoli lombarda, e il the House of Sathorn di Bangkok. 

Caratterizzato da una carriera eccezionale, Marco Dognini si è classificato tra i primi 10 nelle competizioni World Class in Italia e a Dubai, oltre ad essere stato riconosciuto come il 6° Miglior Bartender italiano under 30 nel 2018. Il Bar Manager del Bar Sathorn, l’iconico locale del W Bangkok, è riuscito a infondere all’interno di classici della mixology mondiale, tutte le essenze esotiche tipiche della Thailandia, creando cocktails davvero unici, servito in un luogo elegante e suggestivo. Grazie al suo talento, Dognini è in grado di intrecciare storie ed emozioni in ogni ricetta: esperienza che stavolta ha portato nella Casa dell’aperitivo milanese, il Camparino in Galleria.

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Ad ospitare l’appuntamento è stata la Sala Spiritello, spazio affascinante con affaccio diretto in Galleria Vittorio Emanuele, impreziosita anche dall’originale Spiritello, opera del 1921 di Leonetto Cappiello e vera e propria icona del marchio Campari. È qui che gli appassionati del mondo del bar hanno potuto vedere all’opera i due fuoriclasse Marco Dognini del celebre locale thailandese, e Tommaso Cecca, Global Head Of Camparino Licensing & Mixology.

“L’arte di Marco nell’interpretare il Campari a Bangkok con gli ingredienti locali a disposizione in Thailandia è incredibile; lo abbiamo quindi voluto qui per una serata di scambio culturale e di visioni ma anche molto vivace, gli ospiti di Camparino erano davvero felici di avere una guest internazionale in una Milano al momento molto calma. Tra l’atro i due locali hanno in comune di essere entrambi all’interno di luoghi storici con heritage molto importante, un motivo in più perché il dialogo abbia sinergia”, afferma Tommaso Cecca.

Una guest importante per il giovane Dognini che a soli 31 anni ha già vissuto e lavorato in tutti i continenti del mondo ma non dimentica casa sua: “essendo di Milano, fare i drink da Camparino è stato per me il coronamento di un sogno. Da milanese ho sempre visto il brand Campari come il massimo e far da bere per amici, giornalisti, appassionati e mia madre e mia cugina (si, c’erano anche loro) mi ha emozionato davvero tanto”, sorride.

Una serata arricchita da cinque cocktails di cui quattro preparati con ingredienti thailandesi: “il Logan & Lychee Martini con Bulldog Gin, Sakura Vermouth, Logan & Lycee cordial, Malai essence e il Piña con Wild Turkey, Pickled pineapple juice, Coconut, sono dei signature presenti nel menu di House of Sathorn. Ho scelto poi due twist, uno sull’americano con soda molto floreale e “thai style”, chiamato One Night in Bangkok con Campari, 1757 Vermouth di Torino Extra Dry, Sakura soda, Coconut & vanilla essence, e l’altro sul daiquiri Thai bee's knees con Trois Rivières rhum, Appleton Estate 8 y.o. rhum, Honey mix, Lemon juice, Kaffir line & Lemongrass”, racconta.

Il quinto è stato il Charlie, un drink più “old style” e sicuramente il più personale che Marco ha voluto dedicare al nonno scomparso tre mesi fa: “mi ha lasciato e non sono potuto tornare in Italia per il funerale, in questa occasione ho voluto rendergli onore e chiudere il cerchio, lui era il maître all’ambasciata italiana ad Oslo e aveva proposto questa ricetta durante uno dei tanti eventi, me ne parlava con orgoglio e allora ho voluto a riproporlo modernizzandolo (Campari, 1757 Vermouth Rosso di Torino, Grand Marnier, Grapefruit bitters)”, con merito perché è riuscito a combinare classicismo a profondità ed eleganza nel sorso. 

Per un approfondimento degno di nota su Marco Dognini non perdete l’intervista sui prossimi numeri di Mixer magazine.
(Giovanni Angelucci)

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