Sugar tax ed etichette Nutriscore, minaccia per l’agroalimentare

Sul palco di Cibus i nodi vengono al pettine: sotto i riflettori della seconda giornata ci sono la sugar tax - che secondo le rilevazioni Nomisma potrebbe portare nel 2022 a una calo di fatturato di 1...

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Sul palco di Cibus i nodi vengono al pettine: sotto i riflettori della seconda giornata ci sono la sugar tax - che secondo le rilevazioni Nomisma potrebbe portare nel 2022 a una calo di fatturato di 180 milioni – e le etichette Nutriscore, senza dubbio penalizzanti per i prodotti made in Italy.

Si parla di 5 milioni di posti di lavoro a rischio e di un crollo di fatturato che nel 2002 vs il 2019 potrebbe attestarsi intorno ai 180 milioni per salire addirittura a 344 nel 2023. E non basta: le evidenze dello studio Nomisma ‘Il settore delle bevande analcoliche in Italia nell’era post covid’ presentato a Cibus durante il convegno di Assobibe mettono in evidenzia altre criticità.

Parlano infatti di un calo dei volumi del 16%, di una riduzione degli approvvigionamenti che potrebbe toccare quota 250 milioni di euro e di un aumento della fiscalità del 28%.

Coinvolti pesantemente – ovviamente - anche i consumi di soft drink: secondo Nomisma si potrebbero arrivare a un - 17% sul canale domestico e a un-9% nell’out of home.

Sullo spirito della norma eccepisce Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare per il quale “non esistono cibi buoni o cattivi ma solo diete e stili di vita equilibrati e non equilibrati”. Secondo Vacondio, invece, “la sugar tax è basata su un principio discriminatorio in quanto parte dall’assunto che esistano cibi salubri e cibi insalubri i quali andrebbero tassati”.

Non convince dunque questa sorta di automatismo manicheo (cibo buono vs cibo cattivo da tassare) che si riscontra pure nella logica sottesa alle etichette Nutriscore (quelle a semaforo, per intenderci).

Si tratta, è da tempo l’allarme lanciato dall’Italia, di un sistema di classificazione troppo semplicistico degli alimenti, teso a ‘criminalizzare’ specifiche voci come calorie, sodio, zuccheri e grassi saturi contenuti in 100 grammi di prodotto.

Il nostro Paese, in contrapposizione, è divenuto sostenitore del sistema Nutrinform Battery, che analizza l’alimento per porzione, per informare il consumatore e portarlo a compiere scelte consapevoli.

Benché sul Nutriscore la battaglia non sia ancora vinta, sul palco di Cibus nel (suo intervento al convegno 'L'informazione nutrizionale in Europa fra rischi e opportunità', organizzato da Confagricoltura) il ministro Stefano Patuanelli si è detto “certo che la vinceremo".

Più ottimismo dunque, rispetto a 6-8 mesi fa. Anche perché, conclude Patuanelli: “La Spagna sta cambiando radicalmente la sua posizione e ci sono altri paesi che si stanno avvicinando da un lato al nostro sistema di etichettatura, al Nutrinform battery, e dall'altro alle nostre critiche al Nutriscore".

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