Negli Usa cresce la “depremiumisation”: gli spirits perdono terreno nelle fasce alte

Dopo anni in cui tequila premium, bourbon e craft spirits sembravano immuni da crisi e inflazione, il mercato statunitense appare oggi più prudente.

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Il mercato americano degli spirits mostra segnali sempre più evidenti di rallentamento nelle fasce premium. The Spirits Business analizza il fenomeno della cosiddetta “depremiumisation”: consumatori che, invece di salire verso bottiglie più costose, iniziano a scegliere referenze più accessibili o a ridurre la spesa complessiva. Dopo anni in cui tequila premium, bourbon e craft spirits sembravano immuni da crisi e inflazione, il mercato statunitense appare oggi più prudente, soprattutto tra i consumatori middle class. Il dato è importante perché potrebbe anticipare una dinamica destinata ad arrivare anche in Europa. Negli ultimi anni la premiumizzazione è stata quasi il dogma del beverage contemporaneo: bottiglie più costose, storytelling più sofisticato, drink sempre più “esperienziali”. Oggi però molti clienti iniziano a fare scelte meno aspirazionali e più pragmatiche. Questo non significa fine del premium, ma probabile ritorno di attenzione verso valore percepito e accessibilità. Per cocktail bar e horeca la sfida sarà delicata: continuare a difendere qualità e marginalità senza costruire drink list pensate solo per una fascia di pubblico sempre più ristretta. E forse il vero lusso contemporaneo potrebbe diventare proprio la capacità di offrire qualità senza ostentazione.

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