Locali storici, arrivano le prime certificazioni UNI 11891 -1. FIPE: “Chiederemo agevolazioni allo Stato”

Con un decreto legislativo approvato in Consiglio dei Ministri è stata certificata la prima pattuglia di locali storici ai sensi della norma UNI 11891-1, che stabilisce una serie di caratteristiche ch...

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Con un decreto legislativo approvato in Consiglio dei Ministri è stata certificata la prima pattuglia di locali storici ai sensi della norma UNI 11891-1, che stabilisce una serie di caratteristiche che le attività d’Italia devono avere per poter essere riconosciute come storiche (ad esempio aver mantenuto al loro interno gli arredi originali ed essere aperte da almeno 70 anni).

Tra questi figurano il Gilli e il Paszkowski di Firenze, Palazzo Brancaccio a Roma o anche il Ristorante Umberto di Napoli. In tutto, lungo lo Stivale sparsi in modo omogeneo, con una maggiore incidenza a Genova e Torino, i locali storici sono circa 300. «Abbiamo raggiunto un grande risultato - ha dichiarato a Mixer Alessandro Cavo, presidente dell’Associazione Gli Storici aderente a Fipe-Confcommercio -. È un passo importante per identificare il nostro comparto. Per la prima volta, infatti, queste attività storiche che per i territori in cui sono collocate non rappresentano solo entrate economiche ma anche punti di riferimenti sociali, fanno parte di un gruppo facilmente identificabile attraverso la normativa UNI».

Un’azione politica, questa, che vedrà la prima pattuglia di locali certificati essere seguita da nuove certificazioni (su base volontaria) e che consentirà - auspicano Gli Storici - la richiesta di agevolazioni che possano contribuire a far resistere i pubblici esercizi storici al tempo, consegnandoli intatti alle nuove generazioni. «I costi sono ingenti e sono in pochissimi quelli che possono utilizzare anche la leva del prezzo - ha aggiunto Cavo -. Spesso questi locali si trovano anche in posizioni molto contendibili da parte dei flagship store delle grandi marche e noi vogliamo tutelarli all’insegna della difesa del made in Italy».

Secondo l’associazione parte di FIPE, “questi locali sono l’emblema di come l’Italia abbia una capacità attrattiva fortemente radicata al suo modo di vivere”. Tra le richieste politiche in programma anche un fondo circolare a livello nazionale che sostenga l’acquisto di questi locali con il vincolo di destinazione d’uso.

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