Drink Kong, il celebre cocktail bar - da sette anni presenza stabile nei World’s 50 Best Bars - che porta la firma di Patrick Pistolesi - uno dei maestri riconosciuti del bartending internazionale - apre una nuova casa nel centro di Roma. Siamo in via dei Prefetti 22, nello storico rione di Campo Marzio, dove la Roma barocca mette insieme architettura monumentale, shopping di lusso, boutique storiche e una grande vitalità. È il cuore pulsante del celebre Tridente che da Piazza del Popolo si irradia in via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta, a pochi passi da piazza di Spagna con la maestosità di Trinità dei Monti. Qui, Piazza San Lorenzo in Lucina e Via Frattina sono altrettanti punti di riferimento per la moda e per gli aperitivi nei caffè storici. A pochi passi ci sono i palazzi istituzionali: Montecitorio, Madama e Chigi. Qui dove Roma sembra una città teatro, il nuovo bar diventa quasi un palco aperto sulla strada.
Vengo proprio dal mondo del teatro. Con il bar ho scelto un grande palco. Questo è il mio personale omaggio alla Roma che seduce, che respira bellezza e contraddizione, che non ha paura di essere teatrale. Monti, dove ha esordito Drink Kong, è un quartiere etnico e internazionale ai bordi della Suburra. Cerco di creare un incontro tra gioventù e dimensione istituzionale. A Campo Marzio vorrei istituzionalizzare il cocktail e creare un faro tra le vie della ristorazione. Ma proprio qui, nel centro dell’overtourism romano, vorrei tornare alle origini e riportare il cocktail classico. Vorrei realizzare qualcosa di accessibile anche ai romani, ma controcorrente.
Patrick Pistolesi, fondatore di Drink Kong
Il nuovo bar che abbiamo appena visitato propone circa 50 coperti suddivisi in tre aree distinte. Una prima grande sala accoglie i clienti con un bancone di otto metri sormontato da una bottigliera a tutta altezza, posizionata di fronte al grande logo di Drink Kong dorato su fondo nero. L’architetto Roberto Antobenedetto crea una continuità con il Drink Kong originario sulla base di alcuni elementi: l’estetica retro-futurista, l’impronta cinematografica, i richiami al Giappone disseminati tra i vari ambienti. Come dice Pistolesi spiegando il senso di un bar al centro della Città Eterna.
Marmi, legni e ottone incontrano luce blu, geometrie essenziali e l’atmosfera alla Blade Runner che ritorna: una doppia parete ad angolo riproduce la stanza di Deckard dell’iconico film del 1982. Un secondo ambiente è la sala lounge: qui una porta di un caveau in bassorilievo collocata nella parete centrale si ispira alla residenza Hollyhock House di Los Angeles, commissionata a Frank Lloyd Wright dall'ereditiera Aline Barnsdall. L’ultimo ambiente, quello più nascosto, richiama lo spirito da “dark side” del Nite Kong, integrando gli elementi di una casa tradizionale giapponese, come le porte scorrevoli in legno di ciliegio. Ma che “c’azzecca” questo eclettico mix di futurismo, cultura cyberpunk e intarsi giapponesi nel cuore della Roma barocca e istituzionale?
Nella bellissima Roma barocca, il bar è sempre un’oasi nella notte: dopo una giornata severa serve a riconciliarsi e a godersi un grande Martini.
Patrick Pistolesi
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Roma è una città bellissima, ma statica: qui volevo dimostrare la sua capacità di essere internazionale con un’attenzione ai sapori e ai gusti non convenzionali. Ovviamente c’è tanto della mia formazione: sono un ragazzo del ’78 e qui porto una serie di referenze d’autore che hanno segnato anche la mia identità visuale. Alla fine ho cercato di creare un ambiente internazionale nella bellezza di Roma: questa città non è solo grandi marmi e tavole a quadri.
Patrick Pistolesi
Proprio all’ingresso del nuovo locale spicca il manifesto originale del film Lost in Translation in edizione giapponese: non solo una citazione cinematografica ma la volontà di suggerire uno sguardo diverso sulla Capitale, collegando la dimensione classica del centro storico a un immaginario cosmopolita e contemporaneo. In questo contesto centrale frequentato da un pubblico diverso possiamo aspettarci un cambio di approccio rispetto alla casa madre?
Il mondo del beverage offre fondamentalmente tre opzioni: la birra, un prodotto goliardico da salsiccia, il vino, legato alla ristorazione e alla famiglia, il cocktail, un mondo sofisticato ed elegante. Penso che il centro di Roma avesse bisogno di un posto sulla strada dove la mixology incontra il design, la musica incontra il silenzio, la tradizione incontra il desiderio. Qualcosa di diverso rispetto ai classici bar ospitati negli alberghi a cinque stelle.
Patrick Pistolesi.
Sul versante dell’offerta, Drink Kong Campo Marzio propone una drink list semplice, leggibile, che alterna una presenza importante di cocktail classici, con l’obiettivo di renderli attuali e impeccabili, con i top-seller fra i signature del Drink Kong. Spicca una sezione dedicata agli aperitivi, compreso un ritorno ai gloriosi Champagne cocktail, una selezione di drink zero alcol, ma soprattutto una dedica speciale al Martini cocktail, che si esprime al meglio nelle sue cinque declinazioni (Classico, Gibson, Dirty, Vesper e Caviar).
Non è nostalgia ma un “ritorno al futuro”: chi entra qui sa che può gustare un grande cocktail. Del resto, il vero lusso, oggi, è l’autenticità di un gesto, il suono del ghiaccio, la voce di chi ti guarda e dice: bentornato a casa.
Patrick Pistolesi