Nell’Unione europea il termine “rhum agricole” è riservato al rum da succo di canna prodotto in Martinica, Guadalupa, Riunion, Guyana francese e a Madeira, con la Martinica sotto una AOC che impone gli alambicchi creoli a colonna. The Spirits Business racconta chi lo imita altrove con la canna locale e come aggira il nome. Oxbow, in Louisiana, vende il Rhum Louisiana Cane Juice Agricole a 45%, da alambicco pot ibrido, in tre Stati e atteso in Texas nel 2027. Husk Distillers, in Australia, ha registrato “Australian Cultivated Rum” per il rum da succo fresco di canna: per legge può chiamare rum solo ciò che ha due anni di invecchiamento, e nei primi anni vendeva uno spirito di canna. Rhum Barbancourt, ad Haiti, parla di “pure sugarcane juice rum” ed evita il termine per non avere problemi con la AOC. Copalli, in Belize, usa “agricole style” e fermenta a 28 gradi contro i 30-31 di molti distillatori. Le difficoltà sono due. L’educazione: per Lorenzo Vergani di Copalli il settore resta molto settoriale e molto francese, e Quentin Brival di Husk ricorda che dieci anni fa, nelle masterclass, alla domanda su chi conoscesse la categoria si alzavano una o due mani. L’offerta: la canna non si importa, dice Brival, e un rum da succo resta limitato e costoso, mentre i produttori francesi godono di sconti sulle accise e di attrezzature sovvenzionate. Matt Pietrek ricorda che al Tequila ha giovato l’alleanza dei grandi produttori, mentre l’agricole è rimasto un fatto da appassionati. E oggi chi compila una carta rum trova in etichetta AOC, “agricole style”, “cane juice” o “cultivated”, diciture che non promettono la stessa cosa.