L'Italia si conferma uno dei principali protagonisti dell'industria europea del caffè: seconda nell'Unione sia per importazioni dai Paesi extra-UE sia per produzione di caffè trasformato, alle spalle della Germania. Ma a cambiare è anche la geografia degli approvvigionamenti. Come segnala Comunicaffè, riprendendo i dati Eurostat e quelli relativi al mercato nazionale, l'Uganda ha superato il Vietnam diventando il secondo fornitore dell'Italia dopo il Brasile. Nel 2025 l'Unione europea ha importato 2,9 milioni di tonnellate di caffè dai Paesi extra-UE, contro i 2,7 milioni del 2015. In dieci anni, dunque, i quantitativi sono cresciuti di circa il 7%, mentre il valore degli acquisti è passato da 8,6 a 18,7 miliardi di euro. Una differenza che restituisce la portata dei cambiamenti economici intervenuti nel mercato internazionale del caffè. La Germania è il principale importatore europeo, con oltre un milione di tonnellate, pari al 34% del totale. Segue l'Italia con 608mila tonnellate e una quota del 21%. Sul fronte della produzione, che nelle statistiche Eurostat comprende caffè tostato, decaffeinato e sostituti contenenti caffè, il nostro Paese raggiunge 514.200 tonnellate, equivalenti al 23% del totale europeo. Soltanto la Germania fa meglio, con 561.200 tonnellate.
A livello comunitario il Brasile resta il primo fornitore, con il 34% delle importazioni, seguito dal Vietnam (20%) e dall'Uganda (9%). La graduatoria italiana presenta però un equilibrio diverso: secondo i dati riportati da Comunicaffè, il Brasile guida con 3,42 milioni di sacchi, davanti all'Uganda con 2,13 milioni e al Vietnam con 2,02 milioni. Una differenza che evidenzia come le strategie di approvvigionamento delle torrefazioni italiane non coincidano necessariamente con quelle del mercato europeo nel suo complesso.