Trent’anni dopo i primi pionieri, la birra artigianale italiana ha un peso misurabile. Secondo Unionbirrai, nel 2025 il comparto ha prodotto circa 720mila ettolitri, con quasi 940 piccoli birrifici indipendenti. Beverfood riporta i dati presentati dal presidente Vittorio Ferraris a FilieraBirra 2026, a Milano. Il calcolo parte dalle accise dell’Agenzia delle Dogane: nel 2025 circa 930 operatori con produzione fino a 10mila ettolitri hanno immesso birra in consumo per un gettito stimato in 9 milioni di euro, da cui Unionbirrai ricava circa 470mila ettolitri. A questi si aggiungono 250mila ettolitri di una dozzina di birrifici indipendenti più grandi, oltre la soglia dei 10mila. Il confronto è con un mercato che arretra: la produzione italiana scende da 17,22 a 16,8 milioni di ettolitri secondo il BarthHaas Report. I dati Unionbirrai non consentono di stabilire se l'artigianale stia crescendo o diminuendo rispetto all'anno precedente, ma ne evidenziano il peso raggiunto e soprattutto la forte frammentazione imprenditoriale. Le richieste dell’associazione sono una filiera italiana delle materie prime, lo sviluppo della maltazione e delle collaborazioni territoriali, la promozione delle produzioni indipendenti e la semplificazione degli adempimenti fiscali e amministrativi. Per il futuro della birra artigianale, dunque, non basterà difendere l'identità indipendente delle produzioni. Occorrerà capire come sostenere modelli imprenditoriali profondamente diversi senza perdere quella varietà di dimensioni, territori e prodotti che costituisce uno dei principali patrimoni del movimento craft italiano.