Da Babbel un glossario per immergersi nella storia del gin

La vita dietro al bancone dei bar è ricca di fascino e sono molti i segreti che solo gli addetti ai lavori conoscono. Spesso si sentono ordinazioni o si leggono sui menù termini di cui non si conosce...

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La vita dietro al bancone dei bar è ricca di fascino e sono molti i segreti che solo gli addetti ai lavori conoscono. Spesso si sentono ordinazioni o si leggono sui menù termini di cui non si conosce il significato, ma il timore di sembrare inadeguati frena il desiderio di conoscere più da vicino un mondo che per molti è fonte di grande curiosità.
 
Per questo, in occasione del World Gin Day che si celebrerà il 12 giugno Babbel, la app che porta le tue conoscenze linguistiche ad un livello superior, ha incontrato Edoardo Nono, proprietario e bartender del RITA & COCKTAILS di Milano, per raccogliere parole e curiosità legate al mondo del gin, svelando alcuni dei segreti del mestiere e i termini tecnici da sfoderare alla prossima ordinazione.
 
Un viaggio nel mondo del gin
Il gin è uno dei distillati più antichi e apprezzati al mondo. La sua storia, dalle origini fino ai giorni moderni, può essere raccontata attraverso queste parole:
 

• Dutch Courage: significa “coraggio olandese”. Così i soldati inglesi erano soliti chiamare il Jenever, liquore a base di ginepro che i loro compagni olandesi bevevano prima di scendere in battaglia durante la Guerra dei Trent’Anni. Dopo il conflitto gli inglesi cominciarono a produrlo in patria, dando vita alla storia del gin che tutti conoscono.

• Bathtub Gin: letteralmente “gin da vasca da bagno”,iltermine fu coniato negli Stati Uniti durante il proibizionismo degli anni '20 per riferirsi alle partite illegali di gin create nelle vasche da bagno domestiche. Oggi, insieme al sinonimo Compound Gin (letteralmente “gin composto”), viene usato per indicare più in generale qualsiasi tipo di gin amatoriale fatto in casa.

• Gin O'Clock: espressionemolto diffusa nel Regno Unito, tanto da diventare un meme sui social, per indicare la fine della giornata lavorativa e il desiderio di rilassarsi con un bicchiere di gin.

• Gin Pairings: traducibile in “abbinamenti con il gin”, è uno dei trend più recenti tra gli amanti del distillato, nato per favorire la cultura del cocktail in abbinamento a tutto il pasto. Consiste nella ricerca della combinazione perfetta tra un drink a base di gin e un particolare cibo attraverso due tecniche: per contrasto o per concordanza.

• Botanicals: le “botaniche” sono i semi naturali, le bacche, le erbe e le radici usate nella produzione del gin. Per essere legalmente classificato come gin, la botanica predominante del distillato deve essere il ginepro.

• Stir&Strain: letteralmente “mescolato e filtrato”,èlatecnica usata per preparare il Dry Martini, cocktail che vede il gin come elemento principale. Gli ingredienti vengono miscelati con lo stirrer all'interno del mixing glass pieno di ghiaccio e successivamente filtrati nel bicchiere con l'aiuto di uno strainer.
 
I segreti dietro al bancone        
Dalle parole in codice usate tra colleghi alle relazioni non sempre facili con i clienti, ecco alcuni dei termini più curiosi diffusi tra gli addetti ai lavori:
 

• 86: utilizzato dai barman per indicare i prodotti finiti o i clienti che devono essere allontanati per cattivo comportamento.

• Boomerang: quando un barista manda un drink a un amico barista in un altro bar. Tipicamente confezionato in un barattolo con del nastro adesivo e trasportato da un cliente abituale.

• Buy-back: significa “riacquistare” e viene usato per riferirsi a un drink gratis regalato dallo staff ad un cliente particolarmente apprezzato.

• Snapping: l’atteggiamento dei clienti cheschioccano le dita per richiamare l’attenzione del barista ed essere serviti il prima possibile. Un’abitudine controproducente che non farà altro che prolungare l’attesa.

• Ticker: dal verbo “tick”, ovvero l’atto di spuntare una voce in una lista, sono i clienti che si preoccupano di provare quante più birre possibili invece di assaporarne il vero gusto.

 ...e per fare bella figura con gli amici
Padroneggiare il linguaggio tecnico può essere un ottimo modo per impressionare amici e parenti nella preparazione dei cocktail fatti in casa o per riuscire ad ordinare esattamente ciò che si desidera: 
 

• Twistato: si usa per indicare la rivisitazione di un drink, con aggiunta o sostituzione di alcuni ingredienti rispetto alla ricetta tradizionale. Il twistpuò essere orizzontale quando si sostituiscono elementi della stessa tipologia (ad esempio distillato per distillato), oppure verticale quando si aggiunge alla ricetta originale un ingrediente la cui composizione non rientra in nessuna delle tipologie degli ingredienti contenuti. Infine, si ha il twist diagonale quando si sostituisce un ingrediente della ricetta base con un altro di tipologia differente, ma con lo stesso fine dell’ingrediente originale. Per esempio, un dolcificante alcolico (come un liquore) al posto dello sciroppo di zucchero.

• Prebatchato: sono drink premiscelati e imbottigliati, nati dalla necessità di risparmiare tempo nella preparazione di cocktail complessi. Per mantenere invariata la miscela nel tempo, in termini di colore e gusto, è possibile assemblare in anticipo solo le parti alcoliche.

• Float: significa “galleggiare”. La parola inglese indica l’ultimo ingrediente versato sopra agli altri che non deve essere miscelato. Dunque, potrà galleggiare (float up) o depositarsi naturalmente sul fondo del bicchiere (float down).

• Flairbartending vs mixologist: due figure professionali da non confondere. Il mixologist è un esperto di miscelazione che studia distillati e alcolici per creare cocktail innovativi e al passo con le tendenze. Il flairbartender è invece un barman che prepara i drink intrattenendo i clienti con movimenti acrobatici.

• Mixers: sono gli elementi non alcolici che accompagnano l'alcol nelle bevande. Possono essere acqua, soda, succo di frutta o bevande energetiche.

• Crusta: orlatura di zucchero oppure di sale che viene fatta attorno al bordo del bicchiere dopo averlo leggermente bagnato in modo che i granelli vi rimangano attaccati. È d’obbligo in alcuni cocktail come il Margarita.

• Muddle: pestare gli ingredienti con il pestello, detto infatti anche “muddler”, affinché rilascino i sapori, gli aromi e un po' di succhi di frutta, permettendo all'alcol di legarsi a loro e migliorando così il gusto complessivo della bevanda.

• Neat: significa “pulito” ed è il termine da usare quando si vuole un distillato senza ghiaccio né mixers di alcun tipo.

• Straight Up: simile a “neat” ma si usa per ordinare un cocktail la cui preparazione prevede l’utilizzo di ghiaccio o mixers, ma che si preferisce bere in un bicchiere senza ghiaccio.

• On the rocks: usato per ordinare qualsiasi drink con l’aggiunta di ghiaccio.

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