Brewers of Europe: il 2021 ha iniziato a scrollarsi di dosso gli effetti della pandemia

Superata la fase di secca causata dall’avvento della pandemia, nel 2021 il fiume di birra ha ripreso a scorrere in Europa. Anche se ad andamento ancora lento. In Italia, il quadro generale è risultato...

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Superata la fase di secca causata dall’avvento della pandemia, nel 2021 il fiume di birra ha ripreso a scorrere in Europa. Anche se ad andamento ancora lento. In Italia, il quadro generale è risultato tutto sommato confortante, con buoni segnali di ripresa dopo un 2020 problematico. Il mercato brassicolo nazionale nel secondo anno di Covid ha aumentato la sua produzione rispetto alla prima stagione di pandemia, migliorato i consumi e confermato di essere tra i maggiori importatori di birra straniera. 

Questo è quanto emerge sfogliando l’edizione 2022 di ‘European Beer Trends’, il report firmato da The Brewers of Europe, l’organismo brassicolo fondato nel 1958 a Bruxelles che raggruppa le principali associazioni europee di categoria. Monitorando la stagione 2021, nel Vecchio Continente l’intero comparto della birra ha segnato in generale una progressione della produzione salita a 342,2 milioni di ettolitri, 10 mila in più rispetto all’anno precedente funestato dall’inizio dell’emergenza sanitaria. All’appello sono mancati però 20 mila ettolitri se il confronto è fatto con l’andamento riportato nel 2019. 

Analizzando quindi il mercato italiano, la situazione ha messo in rilievo un 2021 in crescita. A livello produttivo lungo la penisola sono stati prodotti 17,6 milioni di ettolitri di birra, nuovo record da quando l’associazione europea esegue il suo studio annuale. Si sono ben difesi anche i consumi attestati a quota 20,8 milioni di ettolitri, quindi oltre il livello di produzione, con quasi 2 mila ettolitri in più rispetto all’anno precedente, ma ancora sotto il livello del 2019 pre-pandemico (21,2 mln).
Rimane, invece, sempre basso il consumo pro-capite. Un italiano, in media, in dodici mesi ha bevuto 35 litri di lager & co, 3 in più se paragonati al 2020, stesso identico valore riscontrato nel 2019 e migliore performance dal 2015. L’Italia rimane tra i fanalini di coda occupando il 22esimo posto nella classifica europea, ben lontano dalla Repubblica Ceca che si riconferma leader con 129 litri di birra consumati annualmente da ogni singolo cittadino.

Il report ha poi verificato il peso dei due principali canali, vale a dire l’on e l’off trade. Se nel 2020, a causa del lungo lockdown, il fuori casa ha visto assottigliarsi di parecchio la sua quota di mercato (scesa al 27% rispetto al 36% del 2019), nel 2021 la situazione è migliorata portando il valore al 33%. Monitorando invece il numero di attività imprenditoriali, lo studio ha conteggiato una sostanziosa ripresa dei birrifici di media e grande dimensione (827 rispetto ai 769 del 2021), mentre prosegue la crescita dei microbirrifici (814) che trascinano l’Italia al sesto posto a livello europeo. 

Il Belpaese è poi risultato essere grosso amante di etichette straniere, considerando che importa oltre 7 milioni di ettolitri di birra dall’estero (solo il Regno Unito va oltre questa cifra con oltre 10 milioni e mezzo di ettolitri provenienti da altri paesi). Il dato che, invece, riguarda le esportazioni di birra italiana questa volta non è stato analizzato dallo studio. Per questa voce bisogna limitarsi ai dati dell’anno precedente, che hanno visto il made in Italy brassicolo commercializzare oltreconfine poco più di 3,3 milioni di ettolitri, diventando il sesto esportatore europeo. 

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