Il ministero del Commercio della Repubblica Popolare cinese ha avviato un’indagine finalizzata a verificare la sussistenza di pratiche di dumping commerciale riguardo l’importazione di distillati di vino di origine comunitaria, in particolare il Brandy.
Tale misura è stata intrapresa alla luce di sollecitazioni giunte dalla China Liquor Industry e ha provocato lo sgomento di Federvini: “Ancora una volta ci troviamo di fronte a una vera e propria ritorsione che rischia di colpire ingiustamente un settore estraneo a una querelle di natura politica, supponiamo in parte legata all’indagine attivata dalla Ue sui veicoli elettrici cinesi”, commenta la presidente Micaela Pallini.
Il settore, in virtù della controversia Airbus-Boeing, ha già subito dazi ad valorem pesantissimi negli Stati Uniti dal 2019 al 2021. “In uno scenario internazionale così incerto e delicato, segnato da conflitti, non è auspicabile intraprendere nuove guerre commerciali – aggiunge la presidente – Tra l’altro non è la prima volta che la Cina colpisce duramente uno dei settori emblema del made in Italy, circa 10 anni fa già il vino fu oggetto di un’indagine simile e grazie a un intenso lavoro di diplomazia europea si riuscì a trovare una soluzione condivisa”.
L’associazione confindustriale dei produttori di vini, spiriti e aceti auspica che le istituzioni nazionali e comunitarie non facciano mancare il proprio supporto e che a livello diplomatico “sia attivato un confronto costruttivo per scongiurare misure di ritorsione”.