Birra, consumi in calo del 5,8% nel 2023

Produzione e consumi in calo, tassazione in crescita. Il 2023 è stato un anno in chiaroscuro per la birra. O meglio, “scurochiaro”, come ha tenuto a precisare Alfredo Pratolongo, presidente di AssoBir...

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Produzione e consumi in calo, tassazione in crescita. Il 2023 è stato un anno in chiaroscuro per la birra. O meglio, “scurochiaro”, come ha tenuto a precisare Alfredo Pratolongo, presidente di AssoBirra, presentando l’Annual Report realizzato dall’associazione delle principali aziende che producono e commercializzano birra e malto in Italia. L’inversione cromatica serve a sottolineare quanto siano stati complicati gli scorsi 12 mesi, tra aumento dei costi di produzione, incidenza delle accise e riduzione del potere d’acquisto a causa dall’inflazione. 

Ecco i numeri: nel 2023 la produzione di birra in Italia è stata di 17,4 milioni di ettolitri, in contrazione del 5,02% sul 2022, ma pur sempre sopra i livelli pre-pandemici. Segno meno anche per i consumi: -5,85% sul 2022, che era stato però un anno record. A mitigare il dato negativo è poi la considerazione che i 21,2 milioni di ettolitri di birra bevuti dagli italiani nel 2023 sopravanzano di quasi 21 punti percentuali il consumo del 2013, a riprova di un trend di lungo periodo molto positivo.
L’export è calato del 5,36% e l’import ha fatto anche peggio: -7,55%, con la Germania principale Paese di origine, grazie a una quota del 41,7% sul totale delle importazioni. Effetto anche di quello che Pratolongo ha definito una sorta di spread fiscale: le aziende tedesche godono di una tassazione quattro volte inferiore a quella italiana e dunque «pagando molte meno accise in patria, hanno margini più alti e possono quindi essere più competitive con la birra che esportano da noi». 

IL PESO DELLE ACCISE

A proposito di accise, nel ricordare che la birra è l’unica bevanda da pasto a pagarle, Assobirra evidenzia che nel 2023 sono salite dell’1,2%, mentre un altro aumento (pari al +0,7%) è scattato dal 1° gennaio di quest’anno. Il settore brassicolo versa all’erario oltre 700 milioni in accise annue che si sommano alla contribuzione fiscale ordinaria. Un peso non da poco, per un comparto che occupa oltre 100 mila operatori in 1.012 aziende, tra birrifici, microbirrifici e malterie, e crea un valore condiviso di 10,2 miliardi di euro equivalente allo 0,54% del PIL. 

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, intervenuto alla presentazione dell’Annual Report 2023, non si è pronunciato sul tema fiscale, sottolineando come la questione non sia di competenza del suo dicastero, ma ha affermato che il settore brassicolo potrà «rafforzarsi e innovarsi ulteriormente beneficiando del piano transizione 5.0 che coniuga per la prima volta in Europa transizione digitale, energetica e ambientale, con oltre 13 miliardi di crediti fiscali utilizzabili dalle imprese nel biennio 2023-24». 

L'ANDAMENTO DEL FUORI CASA

Una nota positiva arriva dal fuori casa, che nel 2023 ha tenuto a volume e ha registrato consumi complessivi leggermente inferiori agli 8 milioni di ettolitri. La sua quota è quindi salita di 1,8 punti percentuali, arrivando al 37,6% contro il 62,4% della Gdo, che ha sofferto maggiormente l’elasticità della domanda e la riduzione del potere d’acquisto. 

Da ultimo, quali sono le previsioni per il 2024? L’andamento dei primi mesi dell’anno è stato piuttosto piatto, ma le sorti del mercato si giocano da giugno e settembre. «Qualche elemento di preoccupazione c’è – ha ammesso Pratolongo – e se la stagione estiva dovesse registrare un calo, avremmo due anni negativi consecutivi, cosa che non ho mai visto da quando opero in questo settore. Le prospettive di lungo periodo sono però positive, perché la birra intercetta dei macro-trend che sono propri dell’Italia: localismo, benessere e leggerezza, che consentono di far apprezzare ai consumatori la grande varietà e qualità dell’offerta brassicola».

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