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preparata dopo aver ordinato via internet. E il retailer non deve

supportare i costi insostenibili per la consegna dell’ultimo miglio.

Inoltre l’esperienza del click & collect conduce i clienti al punto

vendita, che non è cosa trascurabile». «Le operazioni, però, diventano

più complesse – interviene Lhereux - perché si moltiplicano i punti

di consegna nel negozio, nel parcheggio, nei punti di scambio

(metro, stazioni ferroviarie, ecc), nei lockers. La complessità sta nella

promessa di far trovare in una specifica finestra di consegna di un’ora

la spesa in uno di questi differenti punti di ritiro. In Uk si sta pensando

seriamente a come reinventare il punto vendita. L’eccellenza oggi in

Gran Bretagna si combatte sul completamento (dell’ordine): che cosa

bisogna fare per garantire che un ordine online sia ritirato in negozio

30 minuti dopo. Il futuro sta andando in questa direzione, però

crediamo anche che i retailer avranno dei costi addizionali. E non si

può scalare un business che sta erodendo i margini. Noi abbiamo

messo a punto un software che consente di rendere profittevole il

click & collect. Lo sta usando Auchan per il Drive in Francia che è uno

degli esempi di click & collect di maggior successo.

E il software consente di sviluppare le operazioni in maniera

efficiente» «Vi è un altro aspetto», riprende Gill. «Ho detto che

l’e-commerce è un business che erode margini. Ma se guardiamo

l’altra faccia della medaglia vi sono studi che documentano che un

acquirente che viene convertito dal punto vendita all’e-commerce

spende tre volte di più. E quindi questi clienti spenderanno in totale

di più, compreranno più frequentemente e sono più fedeli al brand.

Quando lancio una nuova linea posso contare su un milione di euro di

vendite supplementari, ma non è nulla se confrontato con 15 milioni

di clienti, di cui solo un milione compra on line. Allora dovrei avere il

mio business focalizzato su come convertire quei restanti 14 milioni di

clienti. Ho bisogno di avere una supply chain in grado di farvi fronte.

Se pensiamo a che cosa è la supply chain, negli ultimi quarant’anni

si è puntato sull’efficienza di un modello che va dal produttore al

magazzino, al centro di distribuzione, al negozio. Tutto in una sola

direzione. Ma che cosa succede in questo nuovo modello che si

sta costruendo dove ci si concentra sulla singola unità di prodotto?

Bisogna che la supply chain sia agile e totalmente visibile. Noi come

Jda abbiamo investito molto in questa visione e credo che il percorso

sia solo all’inizio».

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