Background Image
Table of Contents Table of Contents
Previous Page  21 / 84 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 21 / 84 Next Page
Page Background

19

NOVEMBRE/DICEMBRE 2014

IL FATTORE UMANO, UN PLUS PER IL PUNTO VENDITA

A

driano Battegazzore, dopo quasi 5 anni nel

board di Metro Italia in qualità di Customer

Management e Marketing Director, oggi

coordina dalla sede di Düsseldorf alcune iniziative strategiche

di business transformation del colosso tedesco, tra i quali il

programma delle attività per il 50° anniversario del gruppo e il lancio

globale della campagna corporate di Brand positioning.

Nel suo nuovo ruolo, ha seguito i lavori del World Retail Congress

di Parigi, e a lui abbiamo chiesto un parere personale sui temi

sviluppati nei tre giorni di conferenza. Le sue osservazioni partono

dall’esperienza di Metro in Italia e dalle caratteristiche di un format

distributivo come il Cash&Carry che fa registrare una sostanziale

stabilità e continua a conservare un ruolo preciso nei confronti degli

operatori professionali, convivendo con i grossisti con consegna,

anche perché i C&C si sono organizzati per fornire i servizi di

consegna.

«In Metro vi è una sostanziale convergenza di servizi volti a

valorizzare il punto vendita - spiega Battegazzore - come punto di

contatto commerciale per tutte le modalità di acquisto. È un modo

di interpretare l’omnicanalità verso i clienti professionali che si

sviluppa in quattro modalità: acquisto nel punto vendita, acquisto

e consegna, ordine telefonico e ritiro nel punto vendita, ordine da

remoto e consegna».

Il punto vendita di Roma La casa dell’horeca, che è stato tra i nalisti

del World Retail Award nella sezione New best concept store, è

l’esempio di questa vocazione a fornire servizi, prodotti e soluzioni

che servono a rinsaldare le relazioni con i clienti horeca.«Il Cash

& Carry si sta evolvendo – sottolinea Battegazzore - e bisogna

rafforzarne il carattere distintivo, pena un ritorno a una debolezza

strutturale. L’omnicanalità è uno stato di cose necessario, ma è

altrettanto vero che il presidio locale e la distintività sono e saranno

fondamentali. Pur nella competizione globale, la forza dei player

locali sta tutta nella capacità di conoscere i clienti e offrire servizi

dedicati. Nel percorso verso l’omnicanalità la comunicazione, il

contatto e l’attività commerciale tendono a essere parte della stessa

esperienza, che tiene conto di come si evolvono gli stili di vita».

C’è un altro aspetto da non sottovalutare, ed è stato messo

in evidenza da alcuni interventi al congresso: l’impatto

sull’organizzazione, sul modo di lavorare, sullo stile di leadership.

Non è questione di taglia del retailer.

«Le nuove tecnologie che consentono di gestire modalità di acquisto

diverse, richiedono atteggiamenti più complessi nelle organizzazioni

che devono cominciare a lavorare secondo logiche interfunzionali e

non per silos funzionali». Il percorso è già in atto presso alcuni retailer

con il passaggio da logiche di conoscenza dei prodotti ai clienti,

dall’acquisto/vendita a servizi commerciali, dal brevissimo termine al

medio termine.

«Il breve termine è fondamentale – spiega Battegazzore - per

rimanere sul mercato, ma le crescenti pressioni competitive e il

cambio degli stili di vita impongono di ascoltare sistematicamente

i propri clienti, lavorare nel presente ma costruire un percorso di

sviluppo sostenibile nel tempo.Oggi avere una rete di punti di vendita

non ottimizzata non è più praticabile, occorre valutare il potenziale

espresso e ancora da esprimere per valorizzare al massimo il

network commerciale».

Forse la distribuzione italiana – oggi concentrata sul risiko delle

alleanze - sembra ancora poco sensibile a queste logiche, per

ora. Tuttavia ci sono alcuni elementi che vanno attentamente

considerati, come il fatto che l’Italia è uno dei primi mercati al mondo

per dotazione di smartphone e che le aziende di carte di credito

si stanno muovendo per consolidare i rapporti con i clienti, senza

considerare i big player del digitale, da Amazon a Google ad Apple.

«Tuttavia - argomenta il manager - alcuni degli interventi hanno

smontato l’enfasi sulla tecnologia e hanno messo in risalto il fattore

umano. La realtà distributiva italiana è fatta di imprenditori ed è

fondata sulla vicinanza al cliente. Per i grandi retailer questa va

conquistata anche grazie alla tecnologia, in Italia c’è già e il fattore

umano renderà possibile fare distribuzione in futuro

È l’interazione con i clienti il fattore da valorizzare: le casse,

l’accoglienza, i capireparto dei freschi e le categorie merceologiche

ad alto tasso di relazione con i clienti giocano un ruolo fondamentale

per creare fedeltà e rafforzare il posizionamento distintivo».

la sostenibilità degli altri attori e l’essenza

del retail è collegare i prodotti ai clienti».

L’Nfc è l’infrastruttura, secondo Choi, che

presiede a un sistema iperconnesso e le

etichette elettroniche sonouno strumento

prezioso, per esempio, per una comunica-

zione bilaterale con il cliente, per variare

i prezzi nel corso della settimana e per

gestire promozioni dinamiche.

Secondo una ricerca Forrester nel 2016

le connessioni nel punto vendita e l’in-

terattività infatti influenzeranno il 44%

delle vendite.

Wifi e smartphone d’obbligo

E quel concentrato di funzioni che ormai

è lo smartphone è lo strumento.

Così due campioni del retail inglese,

Asda e Tesco (anche se quest’ultimo

sta attraversando una fase molto

LE 7 E

DELL’ESPERIENZA PRINTEMPS

e

SCLUSIVA

CCITANTE

CCELLENZA

TERNA

LEGANTE

SPERIENZIALE

NJOYABLE (PIACEVOLE)