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DIC. GEN. 2016

26

E i rischi di abbassare la qualità si

sono moltiplicati. “In Italia abbiamo

590 varietà di olive, 42 Dop e 2 Igp

e tanti piccoli produttori. In Spagna

ci sono piantagioni moderne con

costi di gestione molto bassi e una

buona qualità, che però non può

competere con la nostra. Dispon-

gono di soli 40 cultivar tra cui il

Picual e l’Arbequina. Io lo chiamo

“olio democratico”» chiarisce Gianni

Tognoni, direttore commerciale e

marketing di Olitalia srl. È necessa-

rio dunque tutelarla, questa qualità

italiana, e magari anche aumentare

le aree coltivate. Non a caso, due

dei punti segnati nell’accordo di fi-

liera firmato recentemente tra varie

associazioni (vedi box).

«L’olio extravergine è sottoposto a

rigidi controlli, noi in azienda ne

abbiamo 96 in un anno, eseguiti da

enti diversi» dice Tognoni. Per essere

classificato come Evo un olio deve

passaredue tipi di controlli, chimicoe

organolettico. In laboratorio vengono

eseguite le analisi chimiche (valuta-

zione acidità, esame spettrometrico,

quantitàperossidi, ecc.) per stabilirne

il livello qualitativo. La valutazione

organolettica invece è eseguita da

ottopanelisti. L’insieme di queste due

valutazioni produce la classificazione

di un olio di oliva in extravergine,

vergine o lampante. Il panel test di

fattopuò far declassare un olio che ha

passato i test chimici, ed è quello che

è successo alle aziende indagate, che

hanno già chiesto ulteriori panel test.

DIFFERENZE SPESSO TRASCU-

RATE.

Nella ristorazione in parti-

colare scegliere l’olio giusto è fon-

damentale, perché «poche gocce

possono cambiare totalmente un

piatto – dice Lucio Carli, produttore

e presidente Onaoo (vedi box) -. Ab-

binare a dei gamberoni che hanno

IN DISPENSA

Un accordo di filiera per proteggere l’olio

italiano: questo lo scopo del patto siglato

tra le associazioni Aipo, Assitol, Assofrantoi,

Cno, Federolio, Unapol, Unaprol e Unasco

in rappresentanza di olivicoltura, industria

e commercio, a partire dalla stagione in

corso. Un segnale, certo per ora sulla carta,

ma con tante buone intenzioni. Come il

riconoscimento per i produttori di olio di

elevato livello qualitativo di 40 centesimi al

chilo in più rispetto al prezzo di mercato.

E la costituzione di una commissione

di lavoro per migliorare l’applicazione

del panel test anche attraverso i marker

chimici, il blind test e il test di identità

genetica, che assicurino una valutazione

più oggettiva e aggiornata.

Un accordo di

filiera per tutelare

l’olio italiano

La raccolta delle olive negli uliveti di Biolevante