DIC. GEN. 2015
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L
i chiamano anche “berrette
bianche” perché il cappel-
lo, ben lungi dall’essere un
accessorio, è un elemento
integrante della loro divisa, forse il
più appariscente, almeno se rispec-
chia i canoni classici. E se l’abito
non fa il monaco, una bella divisa
immacolata e ben stirata giova si-
curamente all’immagine del risto-
rante, se lo chef è solito girare tra
i tavoli per salutare gli avventori.
Dal momento che oggi gli chef so-
no sempre meno confinati dietro ai
fornelli e sempre più alla ribalta,
anche televisiva, allora non è diffi-
cile immaginare che tengano molto
al proprio aspetto.
«Non ho a che fare direttamente con
gli chef - spiega Tommaso Negri,
di Confezioni Negri che si occupa
della realizzazione di indumenti da
lavoro per conto di aziende che a
loro volta le omaggiano agli chef
che servono – ma mi rendo conto
che sempre più sono quelli che ri-
chiedono personalizzazioni, ricami,
dettagli... che noi ovviamente cer-
chiamo di assecondare pur partendo
da una gamma non infinita di mo-
delli. Si tratta sempre e comunque
di proposte confortevoli, che non
impicciano i movimenti. Per i tessuti
noi privilegiamo il cotone al 100%
perché ha un maggior comfort ri-
spetto alle fibre sintetiche e può
essere lavato a temperature più alte».
FAN DEL PURO COTONE
è anche
Paolo Montiglio, chef a domicilio,
docente di cucina presso l’Ipseoa De
Il fascino
della divisa
Anche se va di moda
il total black, il bianco resta
il colore per eccellenza della tenuta
da chef, anche per l’igiene
DI RACHELE AGOSTONI
IN CUCINA
il cotone,
più confortevole
delle fibre
sintetiche, può
essere lavato
a temperature
più elevate
IC. E .




