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DIC. GEN. 2015

32

L

i chiamano anche “berrette

bianche” perché il cappel-

lo, ben lungi dall’essere un

accessorio, è un elemento

integrante della loro divisa, forse il

più appariscente, almeno se rispec-

chia i canoni classici. E se l’abito

non fa il monaco, una bella divisa

immacolata e ben stirata giova si-

curamente all’immagine del risto-

rante, se lo chef è solito girare tra

i tavoli per salutare gli avventori.

Dal momento che oggi gli chef so-

no sempre meno confinati dietro ai

fornelli e sempre più alla ribalta,

anche televisiva, allora non è diffi-

cile immaginare che tengano molto

al proprio aspetto.

«Non ho a che fare direttamente con

gli chef - spiega Tommaso Negri,

di Confezioni Negri che si occupa

della realizzazione di indumenti da

lavoro per conto di aziende che a

loro volta le omaggiano agli chef

che servono – ma mi rendo conto

che sempre più sono quelli che ri-

chiedono personalizzazioni, ricami,

dettagli... che noi ovviamente cer-

chiamo di assecondare pur partendo

da una gamma non infinita di mo-

delli. Si tratta sempre e comunque

di proposte confortevoli, che non

impicciano i movimenti. Per i tessuti

noi privilegiamo il cotone al 100%

perché ha un maggior comfort ri-

spetto alle fibre sintetiche e può

essere lavato a temperature più alte».

FAN DEL PURO COTONE

è anche

Paolo Montiglio, chef a domicilio,

docente di cucina presso l’Ipseoa De

Il fascino

della divisa

Anche se va di moda

il total black, il bianco resta

il colore per eccellenza della tenuta

da chef, anche per l’igiene

DI RACHELE AGOSTONI

IN CUCINA

il cotone,

più confortevole

delle fibre

sintetiche, può

essere lavato

a temperature

più elevate

IC. E .