Background Image
Table of Contents Table of Contents
Previous Page  36 / 68 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 36 / 68 Next Page
Page Background

DIC. GEN. 2015

34

«Anche se oggi vanno molto le bu-

stine, anche in carta, e la bandana

- sottolinea - io sono per il classico

cappello alto. Non si tratta solo di

essere legato a un’immagine tradi-

zionale del cuoco, ma ancora una

volta di prediligere il comfort. Lo

spazio tra la nostra testa e la som-

mità del cappello fa si che ci sia un

po’ di refrigerio in più. Le cucine

sono caldissime, noi chef abbiamo

in genere un carattere fumantino,

figurarsi se ci si surriscalda il capo!».

LA NORMATIVA.

Ma, al di là delle

mode e del gusto personale, qua-

li sono le disposizioni in materia

di abbigliamento per gli chef? «In

realtà ben poco», spiega Katiuscia

Consonni, consulente in materia di

Haccp. «La 852 dice semplicemen-

te che l’abbigliamento deve essere

adeguato. In assenza di maggiori

indicazioni è bene allora riferirsi

alla “vecchia” 283 e al suo decreto

attuativo (n. 327 del 1980). Qui si

dice che l’abbigliamento da lavoro

nei laboratori di preparazione degli

alimenti e nelle industrie alimentari

deve essere di colore chiaro. Non fa

riferimento specifico ai ristoranti,

ma nemmeno li esclude, e sicura-

mente su una giacca chiara le mac-

chie risultano più evidenti rispetto

a una scura ed è quindi naturale

lavarla più spesso. Solo riguardo al

copricapo si precisa che deve con-

tenere interamente la capigliatura.

Il modello, ovviamente, lo sceglie

il diretto interessato».

Nessuna specifica nemmeno sulle

chiusure. «Se si opta per i bottoni

- prosegue - consiglio di utilizzar-

li blu, perché nessun alimento ha

questo colore. In questo modo se

si staccano e finiscono accidental-

mente in un tegame o in un piatto

sono immediatamente visibili e non

possono essere confusi con gli in-

gredienti della ricetta».

IN CUCINA

I piedi, tra comfort e sicurezza

Il lavoro in cucina richiede lunghe ore da passare in piedi e anche le

estremità inferiori meritano le dovute attenzioni. «Le calzature ottimali

– afferma Paolo Montiglio – sono a mio parere quelle antinfortunistiche

pensate per il settore alimentare, perché proteggono il piede da urti,

cadute di coltelli o altri incidenti che possono capitare in cucina. E non è

vero che siano pesanti, ormai sono studiate in modo da offrire sicurezza e

comodità, perché i materiali di cui sono realizzate sono molto più leggeri

di un tempo». Ovviamente le scarpe vanno indossate solo una volta

arrivati sul luogo di lavoro, andrebbero cambiate anche quando si esce

dalla cucina solo per pochi minuti, per esempio per fumare o gettare la

spazzatura

Nel segno della tradizione: Paolo Montiglio,

chef a domicilio e referente dell’APCI per la

zona del Verbano Cusio Ossola in cucina veste

solo giacche candide e cappello alto