“Il tempo sta scadendo”. È l’ennesimo allarme che Assobibe lancia al governo Meloni, riferendosi all’entrata in vigore dal 1° luglio prossimo della Sugax Tax, la tassa sul sapore dolce che colpisce solo le bevande analcoliche, con e senza zucchero, che nel nostro Paese registrano i consumi più bassi d’Europa.
Questa tassa è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2020, ed è stata oggetto di continui rinvii. Inoltre, proprio a marzo scorso è stata dichiarata legittima dalla sentenza n. 49 della Corte Costituzionale, che ha affermato come questa imposta possa compensare le maggiori spese per i danni alla salute.
Quando mancano meno di 60 giorni a quella che sembrerebbe essere la “volta giusta”, Assobibe alza nuovamente la voce e spiega come tale misura “colpirà i consumatori con effetti inflattivi, metterà a rischio oltre 5mila posti di lavoro, determinerà un calo degli acquisti di materia prima di più di 400 milioni di euro, incrementerà la fiscalità del 28% per le aziende e porrà un freno degli investimenti per oltre 46 milioni di euro”.
Per Assobibe, come espressamente dichiarato dal presidente Giangiacomo Pierini, «si tratta di un’incertezza che non è più sostenibile per il comparto e la filiera, una situazione pericolosa che va disinnescata al più presto prima che sia troppo tardi. Siamo consapevoli che una cancellazione della tassa richiede uno sforzo importante, ma confidiamo almeno in uno slittamento di ulteriori 6 mesi».
L’associazione di Confindustria, che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia, ribadisce che le imprese chiedono questo intervento legislativo urgente per allontanare una misura “che non porterà alcun beneficio per la salute ma solo un impatto critico per i consumatori, le imprese e i loro lavoratori”.
L’entrata in vigore della Sugar Tax, inoltre, necessita di tempo per poter implementare tutti gli adattamenti burocratici necessari, parliamo di oltre 70 procedure aggiuntive.
Una volta entrata in vigore, la Sugar Tax sarà dovuta con un importo di 10 euro per ettolitro nel caso di prodotti finiti e di 0,25 euro per chilogrammo nel caso di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione.