Starbucks: "Caffè caldo? No thanks, siamo americani"

Secondo il New York Times la tazza calda sarebbe una specie in via di estinzione. Le nuove generazioni preferiscono le declinazioni fredde, anzi ghiacciate, in qualsiasi periodo dell’anno. Follie a st...

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Secondo il New York Times la tazza calda sarebbe una specie in via di estinzione. Le nuove generazioni preferiscono le declinazioni fredde, anzi ghiacciate, in qualsiasi periodo dell’anno. Follie a stelle e strisce? Forse non è proprio così

'Does Anyone Drink Hot Coffee Anymore', c’è qualcuno che ancora beve caffè caldo? Vi sembrerà una boutade, una sciocchezza, un’eresia, ma invece è il titolo di un recente articolo del New York Times. No, non sono pazzi questi americani. L’idea nasce dai dati, quelli di Starbucks che non solo nei mesi da aprile a giugno ha venduto per il 75% caffè freddi (Cold Brew e Frappuccini in varie combinazioni di sapori, ora è il momento della zucca), il che si spiegherebbe facilmente con le temperature torride dell’estate. Il dato ben più significativo è un altro: in tutto l’anno, inverno compreso, sei caffè su dieci venduti dal colosso di Seattle sono freddi, e diciamo pure ghiacciati.

Tutta colpa del frappuccino, insomma. Che, direte voi, in Italia chi se lo prende? Noi abbiamo la tazzulella, il cappuccino, al massimo il marocchino. E se proprio si deve abbassare la temperatura, il macchiato freddo. Il caffè col ghiaccio si beve solo d’estate, in vacanza, con la colonnina sopra i 30 gradi. Punto. 

Ma è proprio così, e cosa ci sta apparecchiando il futuro? Basta fare un giro su TikTok, il social degli under 20, per trovare una pletora di ricette di ogni tipo foggia e colore, ma con un denominatore comune quasi universale: il caffè c’è ma è freddo, freddissimo. Che la base sia Cold Brew, espresso o persino solubile, pare proprio che ai giovanissimi il caffè piaccia così.

Varie le motivazioni date dai poco più che ventenni intervistati dal quotidiano a stelle e strisce: bollente è troppo caldo da bere, poi diventa tiepido e il gusto si rovina. Il caffè freddo sembra più energetico, è associato con uno stile di vita dinamico e creativo. Ed è più facile da “personalizzare”, ricettare, miscelare. Come un drink. Insomma, tutta una serie di argomenti che non sembrano minimamente potersi applicare al caso italiano. In fondo siamo il Paese del caffè migliore, della tazzina di ceramica, bollente e ristretta, da bere al banco in meno di quei 20 secondi necessari per prepararla. Cosa ce ne facciamo di Pumpkin Spice Latte e Caramel Apple Spice e Nitro Cold Brew Pumpkin Cream?

Però… non lo dicevamo anche del caffè unico? E dello specialty? E non sta forse avanzando, anche se lentamente e a macchia di leopardo, un’idea di un caffè diverso, più vario, di qualità ma anche inclusivo e declinato sui gusti assai vari dei clienti? L’autunno si avvicina a grandi passi, ma forse non è ancora tempo di ritirare la macchina per il Cold Brew. I clienti più giovani – una fascia che per ovvi motivi sarebbe quanto meno poco lungimirante ignorare – ve ne saranno grati. Qualsiasi sia il tempo, là fuori.

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