Fruit Innovation, Fiera Milano rilancia l’ortofrutta italiana

Il settore ortofrutticolo italiano, comparto di grande pregio dell’agroindustria nazionale di cui rappresenta un quarto e seconda voce delle esportazioni dopo il vino, ha da oggi il suo appuntamento e...

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Il settore ortofrutticolo italiano, comparto di grande pregio dell’agroindustria nazionale di cui rappresenta un quarto e seconda voce delle esportazioni dopo il vino, ha da oggi il suo appuntamento espositivo di riferimento: Fruit Innovation, la cui prima edizione è stata inaugurata a Fiera Milano, negli stessi giorni in cui Fiera è occupata dalla mostra mondiale del processo e packaging Ipack-Ima.

E insieme a Fruit Innovation si è messa in moto la cabina di regia dell’ortofrutta, un’iniziativa cui aderiscono tutti i principali protagonisti della filiera (produttori, commercio all’ingrosso, confederazioni agricole, esportatori, grande distribuzione) presenti in forze all’inaugurazione della manifestazione. L’obiettivo della cabina di regia è lo stesso di Fruit Innovation: rilanciare l’ortofrutta italiana attraverso l’innovazione del prodotto e l’internazionalizzazione dei mercati.

«La cabina di regia - spiega Guido Corbella, amministratore delegato di Ipack-Ima - era nata per orientare la mostra, ma data la sua rappresentatività ha tutti i numeri per agire come un vero strumento di politica industriale al servizio del comparto».

La sfida che Fruit Innovation ha davanti è presto detta. L’Italia vanta una posizione di primissimo piano per quantità e soprattutto qualità dei prodotti. Ma non riesce a mettere a frutto le sue enormi potenzialità. E’ oggi il secondo produttore di ortofrutta nell’Unione Europea. In particolare è il primo produttore mondiale di kiwi e il primo in Europa per pere, pesche e uva da tavola, mentre per le mele si colloca al secondo posto. E’ inoltre leader in Europa per lattughe e radicchio. Complessivamente produce 12 milioni di tonnellate all’anno, più o meno come la Spagna. Ma mentre l’export italiano vale 4,1 miliardi di euro quello spagnolo ne vale 11. Inoltre il consumo interno è in diversi casi in difficoltà. Le pere hanno perso il 30% dal 2000 al 2013, l'uva da tavola il 28%, le mele il 26%, le banane il 20%.

La concorrenza è insomma spietata. E non è solo spagnola: ci sono infatti anche Olanda, Turchia e Polonia. Ma l’ortofrutta italiana può contare su un vantaggio in grado di fare la differenza nella competizione internazionale sul segmento di mercato a più alto valore aggiunto e tasso di innovazione: la tecnologia di trattamento e confezionamento del prodotto, ossia ciò che trasforma una commodity agricola in un prodotto alimentare reso disponibile sugli scaffali del punto di vendita e pronto per il consumo. Nei macchinari per la trasformazione di frutta e vegetali l’Italia è il numero uno, con il 25-30% di export. Grazie a queste tecnologie è stato possibile estendere l’export di prodotti freschi a Paesi sempre più lontani. Fruit Innovation incorpora questa importante dimensione tecnologica superando la formula tradizionale della fiera ortofrutticola. E proprio per questa sua peculiarità distintiva, debutta nell’ambito di Ipack-Ima 2015.

«Fruit Innovation non è solo a una fiera di tre giorni, ma un impegno che si prolungherà per tutto l'anno attraverso gli orientamenti e le indicazioni che verranno dalla nostra cabina di regia - ha sottolineato Francesco Pugliese, presidente della mostra e di Associazione Distribuzione Moderna -. Intendiamo dare un segnale, mettere in campo cambiamenti che premino gli anelli della filiera a partire dalla produzione, soluzioni che favoriscano accordi in tema di aggregazione e abbattimento dei costi. Innovazione è una parola da riempire di contenuti. Fruit Innovation nasce con questa progettualità».

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