Fino a che punto l'instabilità climatica degli scorsi mesi potrà influire sulla vendemmia in corso? Una risposta viene dal Trentino Alto Adige, dove Cavit - consorzio con oltre 5.250 viticoltori riuniti in 11 cantine sociali - punta su un approccio dove il valore dell'intervento umano e la conoscenza del territorio fanno squadra con le più moderne applicazioni tecnologiche.
Un approccio artigianale, tramandato di generazione in generazione, che si adatta perfettamente alle dimensioni contenute dei vigneti di circa 1,2 ettari ciascuno e alle specificità del terreno trentino, che non consentono la meccanizzazione. Una specificità che Cavit ha saputo armonizzare con le più avanzate tecnologie di precisione, come la piattaforma digitale PICA (Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola) che offre un supporto tecnico essenziale per il monitoraggio e la gestione dei vigneti.
«La chiave per garantire la salute e una qualità eccellente delle uve risiede in un approccio attentamente pianificato - spiega l’agronomo di Cavit Matteo Secchi -. La parcellizzazione dei terreni ci permette di intervenire in modo capillare, assicurando cure precise e tempestive a ogni singola pianta. Le pratiche manuali poi, evitando pressioni eccessive, ci consentono di agire nei momenti cruciali, garantendo che ogni grappolo riceva l'attenzione necessaria. In questa maniera riusciamo a preservare la qualità delle uve, migliorando la resa finale e assicurando la produzione di vini di alto livello».