La ristorazione si conferma strategica per l’economia del turismo in Italia. Lo rileva il Ciset (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica) dell’Università Ca’ Foscari Venezia, che per conto di Confturismo-Confcommercio ha presentato alla Bit un’analisi sul valore del Sistema turistico italiano all’appuntamento con l’Expo 2015: dalla spesa degli stranieri all’analisi della filiera.
Il Ciset valuta in 5,7 miliardi di euro il valore dei pacchetti viaggi acquistati dai turisti stranieri, di cui 2,7 miliardi rimangono in Italia, mentre il resto remunera la filiera estera (compagnie aeree, tour operator, ecc). Il fatturato Italia sale, però, da 2,7 miliardi a 4,8 miliardi di euro se si considerano anche le spese extra pacchetto che i turisti fanno una volta arrivati a destinazione, pari a circa 2,1 mld euro.
Il contributo che il turismo incoming da’ all’economia italiana è quindi ben superiore a quanto derivante dalla vendita dei pacchetti.
Le spese extra pacchetto fatte a destinazione ammontano, infatti, a circa 2,1 miliardi di euro che, sommati al fatturato dei pacchetti che rimane in Italia, fanno un totale di 4,8 miliardi di euro. In particolare, un turista internazionale che sceglie di acquistare un pacchetto per un soggiorno o un tour in Italia spende, in media, 1.054
euro per il pacchetto, ma lascia sul territorio altri 388 Euro a testa di spesa extra.
Di questi 388 Euro, il 42% circa va alla ristorazione, il 40% allo shopping, il 7% ai trasferimenti locali, l’8% alle altre spese (visite alle attrazioni, guide, ecc.) ed appena il 3% all’alloggio (ad esempio, notte extra prima o dopo la fine del tour).
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