All’aperitivo non si resiste, parola a Mattia Pastori

Mattia Pastori, autorevole voce nel mondo della mixability, racconta il mondo degli aperitivi, in cui i classici restano un must ma con un cambiamento importante nella proposta food: la scomparsa del...

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Mattia Pastori, autorevole voce nel mondo della mixability, racconta il mondo degli aperitivi, in cui i classici restano un must ma con un cambiamento importante nella proposta food: la scomparsa del tradizionale buffet.

Andiamo a fare un aperitivo? È questa una delle frasi più sentite e più pronunciate degli ultimi anni ma... com’è cambiato questo rituale in un’epoca nella quale il piacere della convivialità è stato assai ridotto o, di sicuro, modificato? Voce a Mattia Pastori, imprenditore nel mondo del beverage e fondatore di NONSOLOCOCKTAILS, è lui a fare una panoramica evidenziando ciò che è mutato e ciò che è rimasto invariato.

“Tra le prime cose a essere sparite, dopo le riaperture, è stato il buffet da sempre presente in ogni locale, abbondante o essenziale, tradizionale o ricercato ma importante traino del locale stesso in aggiunta alla proposta drink”, spiega Pastori. “Ora si punta alle monoporzioni, i piatti vengono serviti direttamente ai tavoli e questo cambiamento ha portato ad una maggior ricerca qualitativa del cibo: in sintesi, il consumatore fa molta attenzione a ciò che gli viene servito non solo nel bicchiere”.

Se da un lato il cliente è più esigente per la proposta food, in fatto di beverage, i gusti per una buona parte sono rimasti invariati e i cocktail classici continuano a essere tra i più ordinati. “Va evidenziata la maggior cultura di chi si avvicina al bancone, c’è più consapevolezza per ciò che si beve. Probabilmente i mesi passati a casa hanno permesso e hanno spronato a scoprire gli ingredienti e la storia dei drink che, fino a poco prima, si bevevano semplicemente perché piacevano - aggiunge Pastori. Di conseguenza si è imparato anche a selezionare i locali nei quali i cocktail sono preparati ad hoc e con prodotti di alta qualità”.

Più formazione da parte del consumatore (merito anche delle parecchie attività che il web ha proposto durante il lockdown) ma, contemporaneamente, nei primi mesi in cui i locali avevano la possibilità di restare aperti sino alle 22:00 le persone vedevano il momento dell’aperitivo come un’evasione dove concentrare tutta la loro voglia di divertimento, portando a un consumo di alcol non sempre consapevole: “C’erano persone che, qualche minuto prima della chiusura del locale, ordinavano due o tre drink da bere in strada o in piazza per aspettare l’ora del coprifuoco - aggiunge Pastori -. È chiaro che questo sistema di consumo non sia stato assolutamente positivo. Fortunatamente, oggi, l’aperitivo ha riacquisito i suoi spazi e una fascia oraria molto più ampia e bilanciata, andando poi ad abbracciare una parte di quello che si definisce dopocena, dando il via al piacere di bere qualcosa senza che sia notte fonda”.

Americano e Negroni, in aggiunta ai classici di sempre, occupano i primi posti nella classifica delle preferenze. “Lo Spritz vince sempre su tutto… anche se le sue varianti con spirits e tonic sono interessanti con la scelta di ingredienti dalla bassa gradazione alcolica”. Ma, in aggiunta alle proposte dei drink e del food per l’aperitivo, Mattia Pastori conclude sottolineando anche un altro aspetto assai attuale: “Serve un sistema comune che regoli i prezzi e le attività, comprese le ore di lavoro, gli stipendi e i salari, ovviamente garantendo qualità e rispetto verso il consumatore”.

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