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NOVEMBRE/DICEMBRE 2014

grarsi e contaminarsi in uno spazio-tempo unico,

non separarsi in un ristorante blasé e asettico…

Ma andiamo ancora indietro nel tempo: prima del

dettaglio tradizionale erano i mercati coperti, dalla

Boqueria spagnola alla Vucciria palermitana, un’of-

ferta di materie prime perfettamente integrata, da

cibo da strada. Lentamente anche questo format

sta tornando alle origini: in una gestione pubblica

come quella del recentissimo Mercato Comunale

del Ticinese a Milano ( nalmente aperto in orario

di pranzo) oppure in una versione di imprenditoria

privata come il recentissimo Mercato Centrale di

Firenze o il Mercato del Carmine a Genova. In que-

sti casi ancora più forte è la vocazione alla tipicità

e al chilometro zero, oltre che ovviamente il focus

sul fresco. L’attività di comunicazione e di educa-

zione sul prodotto è ancora più ef cace di quella

di Eataly, svolta com’è non dai cartelli appesi ma

dalla relazione personale molto coinvolgente con il

venditore da bancarella.

E LA GDO?

La grande distribuzione non può mancare il colpo,

ovviamente. Anche se probabilmente poco rien-

tra nelle sue corde: si tratta di cambiare molto - la

mentalità di business in primis - ma anche aggiun-

gere competenze non presenti. Il nuovo format di

Carrefour Market in Piazza Gramsci a Milano è un

tentativo di avvicinarsi al concept compro-mangio.

Scompaiono i lineari e il layout a pettine, fanno la

comparsa tavoli di lavoro e laboratori a vista, si

notano richiami iconici ad una competenza che

fu (la vetrina delle carni in verticale al posto del

solito bancone frigorifero orizzontale). Se non un

mercato con degustazione almeno un supermer-

cato dove il prodotto alimentare è più protagoni-

sta, dove i prodotti da forno sono offerti in modo

diverso dal pesce… Mettere al centro il prodot-

to per mettere al centro il consumatore: forse è

proprio questo il concetto che meglio esprime la

contemporaneità di queste formule commerciali. Il

consumo degli anni Novanta ben si rappresentava

nelle in nite corsie degli ipermercati, negli scarsa-

mente intelleggibili assortimenti di categorie, nella

massi cazione delle merci che si traduceva in una

massi cazione e strandardizzazione degli acqui-

renti. Tutti uguali, dal Piemonte alla Sicilia. Oggi

funiziona molto meno. Valorizzare il prodotto vuol

dire dar rilievo anche a chi il prodotto lo acquista

e lo consuma. Permettere di consumare lo stesso

cibo che si compra risponde alle esigenze contem-

poranee di ottimizzare i tempi, ma anche a un trend

di coinvolgimento dei consumatori nel processo di

acquisto, a una esperienzialità sensoriale e razio-

nale che dall’adv classico si sposta in store, ad

una trasversalità “merceologica” conseguente al

nuovo focus sulla “soluzione”, alla maggiore atten-

zione sulla qualità e su una scelta assortimentale

non banale, sulla narrazione più che sulla standar-

dizzazione. Un gioco win-win per distributori, pro-

duttori e consumatori. Se eseguito con sincerità e

competenza.

S

Eataly (foto grande)

e il Mercato Centrale

di Firenze (foto

sopra): due format

dove il prodotto e i

consumatori sono

protagonisti