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GIU. LUG. 2016

IN TAVOLA

I

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D

a sempre considerati “figli

di un dio minore”, rispet-

to ai più blasonati rossi, i

vini bianchi della Toscana

stanno beneficiando di un profondo

ripensamento qualitativo, di un’evo-

luzione che sta ridefinendo i para-

digmi di questa famiglia eterogenea

e minoritaria.

Concetti come terroir, note minerali,

passaggi in legno stanno lasciando il

segno sulla produzione di bianco dal-

la celeberrima regione vinicola dell’I-

talia Centrale, e stanno consegnando

al popolo degli appassionati prodotti

più maturi, con un’identità più pre-

cisa. Un fenomeno che riguarda un

po’ tutta la produzione di vini bianchi

nel nostro paese, ora alla ricerca di

una differenziazione qualitativa nella

quale i produttori possono infondere

un po’ di anima, riscoprendo vitigni

e processi che sembravano sacrificati

per sempre sull’altare di un gusto

un po’ standardizzato, privilegiando

bevibilità “easy” a corpo.

Così, alle spalle del best seller Ver-

naccia di San Giminiano, un po’ il

simbolo del vino bianco alla toscana,

così come il paese turrito e fortifi-

cato, stanno emergendo produzioni

minori, ancora legate al territorio

d’origine, ma che possono essere

interessanti per quegli appassionati

che non si arrestano di fronte alle

apparenze, in particolare negli ab-

binamenti tradizionali con alcune

pietanze di una delle cucine più

note al mondo.

Alla riscoperta di vitigni e processi

che sembravano sacrificati

per sempre ma che ora lasciano

spazio a bianchi più maturi

e dalla precisa identità

La rivincita

dei bianchi

toscani

DI PIETRO CINTI