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GIU. LUG. 2016

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nox, rappresenta non un costo, ma

un investimento che permette agli

chef di lavoraremeglio risparmiando

tempo e diminuendo gli scarti e gli

sprechi». Uno dei punti di forza della

coltelleria Victorinox sono quelli con

lama seghettata: nella seghettatura il

mix tra ampiezza e altezza del dente

permette un taglio perfetto, senza

strappare.

Il materiale di elezione per le lame è

l’acciaio: lamescola e la tempra sono

fondamentali per ottenere una lama

di qualità, facile da affilare e capace

di mantenere un’ottima capacità di

taglio nel tempo. Da un punto di

vista di costruzione i coltelli possono

essere forgiati o tranciati. «Per i primi

– racconta – si utilizza un pezzo unico

di acciaio a cui vengono applicate

delle guancette in resina acetilica;

per i secondi (composti da due parti,

la lama e il manico) il materiale più

comunemente utilizzato è l’acciaio

inossidabile al cromo, molibdeno

e vanadio, mentre per i manici si

utilizzano mix di materiali plastici.

La manicatura non deve stancare la

mano, deve essere antiscivolo e re-

sistente all’abrasione».

Oltre all’efficacia da un punto di

vista tecnico i coltelli professionali

devono rispettare requisiti di si-

curezza sia alimentare che per gli

operatori. «Tutti i materiali utilizzati

per i prodotti Victorinox – precisa

Künzi – sono sterilizzabili, resistenti

alla corrosione e alle elevate tem-

perature e conformi alle norme vi-

genti in tema di igiene e sicurezza

alimentare.

L’utilizzo del Fibrox rende il manico

confortevole e antiscivolo. Inoltre

avere le lame lucide permette di in-

dividuare in maniera più semplice

lo sporco e di far scivolare più facil-

mente la lama. Non ci devono essere

altre parti taglienti oltre la lama».

UN’ARTEDACHEF

. «Da come taglia

e maneggia un coltello si capisce se

uno chef è davvero un bravo profes-

sionista, il taglio è una tecnica che va

appresa. Il rapporto tra un cuoco che

si rispetti e i suoi coltelli è quasi ma-

niacale. Io non presterei mai i miei:

potrebbero essere usati male, perde-

re il filo...». Queste poche parole di

Roberto Carcangiu, presidente APCI

(Associazione Professionale Cuochi

Italiani), fanno capire più di mille

spiegazioni quanto contino questi

strumenti nel lavoro di un cuoco e

quanta attenzione deve essere dedi-

cata alla loro scelta.

«Il tipo di coltello – spiega – va scel-

INTERVISTA

La fucina dei coltelli

S

i chiama Michele Massaro, è di Maniago (Pn), il pae-

se dei coltelli. Nel 2015 ha deciso di riaprire l’ultimo

maglio ancora funzionante del paese, l’Antica Forgia

Lenarduzzi-MASSARO, dove lavora da solo trasformando il

suo hobby della forgiatura artigianale dei coltelli, in un lavo-

ro a tempo pieno. E gli chef sono i suoi principali clienti. «Su

cento coltelli che escono dalle mie mani – racconta – uno

va a un collezionista, un altro a un appassionato di cucina e

gli altri 98 ai professionisti della ristorazione». Chi meglio di

lui può raccontare come nasce un coltello a loro dedicato?

Che materiali sceglie per i suoi coltelli?

L’acciaio al carbonio, che oggi non viene più usato a livello

industrialeperchépuòarrugginire, incompensotagliameglio

ed essendo morbido è il più facile da affilare in cucina. I miei

coltelli sono fatti per essere molati sulla pietra in cucina

o da me, in forgia: la lama è particolare, se viene affidata

a chi non la conosce può essere rovinata. Ogni fase della

produzione è artigianale: mediamente realizzo un coltello

al giorno, su ordinazione; in un mese tra 20 e 30.

Che caratteristiche deve aver un coltello da chef?

Deve essere funzionale. I miei maestri coltellinai sono gli

chef: mi confronto con loro e creo il coltello che deside-

rano. La lama deve essere sottile, tagliente e rigida, per

una migliore sensibilità della mano e precisione del taglio.

Poi è importante il peso: il coltello da mezzo colpo, per

porzionare i tranci di carne deve essere pesante, ma una

lama per sfilettare o affettare deve essere molto leggera.

Come sono i rapporti con gli chef “divi”, a volte accusati

di essere un po’ capricciosi?

Tra i miei clienti ci sono diversi stellati e i rapporti con loro

sono ottimi, con alcuni persino di amicizia. Credo riconosca-

no la mia professionalità, come io la loro. Lo chef è molto

sensibile alla qualità e all’artigianalità del prodotto, forse

perché lui stesso è un artigiano.

Foto: Thomas Chiaranda