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DIC. GEN. 2015

17

lampade riscaldanti sono essenziali,

ad esempio per il servizio delle uova,

chenel brunchoriginalenonpossono

mancare: “scrambled egg” (strapaz-

zate) o “all’occhio di bue” che siano,

è essenziale che siano servite ben

calde, con eventuale accompagna-

mento di bacon tostato, in perfetto

stile americano. A meno che ci sia la

possibilità di avere un addetto per la

preparazione delle uova al momento.

L’alternativa sono le uova sode, che

creano meno problemi gestionali e

per il periodo del servizio possono

essere tenute a temperatura ambien-

te, con il loro guscio.

FrancoAliberti, expastry chef diMas-

simoBottura all’Osteria Francescana

di Modena e oggi socio con Andrea

Muccioli nel ristorante-pasticceria-

caffetteria Èvviva di Riccione, ci rac-

conta che anche nel suo locale la

proposta del brunch sta ottenendo

ottimi risultati.

«Alla domenica arriviamo a fare dai

50 ai 70 brunch (e in prevalenza sono

famiglie) al prezzo di 20 euro a testa.

Selezioni di pani, focacce, dolci, i

nostri lievitati, yogurt con cereali di

vario tipo, piccola selezione di for-

maggi e salumi, salmone affumicato,

due uova a piacere, affiancabili a sal-

sicce o bacon, oltre a varie bevande.

Accanto a questo abbiamo anche il

brunch esclusivamente dolce oppu-

re la proposta per i bambini, per i

quali prepariamo anche i pancake.

Con una buona organizzazione, an-

che proponendo molta scelta, non si

scarta nulla. L’uovo all’occhio di bue

ad esempio lo prepariamo separando

gli albumi e cuocendoli facendone

un impasto con latte, sale e pepe e

viene cotto al forno, in modo che

sia leggermente coagulato ma non

troppo, a cui poi abbiniamo il rosso

cotto leggermente. Anche le omelette

vengonopreparate inanticipoe farcite

con un ripieno che teniamo pronto in

un sifone, tenuto a bagnomaria. Tutto

molto organizzato e programmato,

per far filare il servizio velocemente

e senza buttare nulla».

Altrettanto ricco, ma di impostazione

internazionale è il brunch di recen-

te introdotto da Asola, il ristorante

all’ultimo piano di The Brian&Barry

Building, in pieno centro di Milano.

Qui lo Chef Matteo Torretta propone

un brunch diverso ogni domenica,

come una sorta di viaggio gastrono-

mico fra i sapori e le cucine di tutto

il mondo: specialità da Italia, Inghil-

terra, Spagna, Stati Uniti…, con in

più l’angolo “veg” dove sono presen-

tati piatti leggeri e salutari a base di

verdure. Una proposta che punta a

stimolare gli italiani a provare una di-

versa esperienza culinaria, ma anche

ad accogliere il turista con i sapori del

proprio Paese: una formula tanto più

interessante quanto più si avvicina

Expoe il conseguentemassiccioarrivo

di turisti in visita alla città.

Le idee non mancano, la voglia del

consumatore di concedersi un po’ di

tempo per sé è reale e il brunch può

essere ilmomentodi consumo ancora

da far crescere.

Omelette, un

“classico” del

brunch

Una tipica preparazione da brunch sono

le omelette, che secondo le regole della

cucina classica dovrebbero essere

leggermente baveuses, ovvero non

troppo cotte al centro.

Per offrire un’alternativa leggera,

adatta anche a chi ha il colesterolo

alto è possibile preparare omelette

solo con albumi e verdure grigliate o

a vapore a pezzettini: possono essere

cotte in padella (ma bisogna fare

molta attenzione, perché sono facili a

bruciarsi) o nel forno a vapore.

©Matteo Valle

Altre proposte dello Chef Matteo Torretta

e, in alto, il lungo banco con cucina a vista del ristorante Asola