Voglia di Happy Hour!

Non esistono “barriere” al concetto di convivialità che porta con sé il vino. È storia vecchia… verrebbe da dire, una di quelle tradizioni che da sempre sono intrinseche nella memoria e nelle azioni d...

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Non esistono “barriere” al concetto di convivialità che porta con sé il vino. È storia vecchia… verrebbe da dire, una di quelle tradizioni che da sempre sono intrinseche nella memoria e nelle azioni dei popoli: dalle ataviche terre del Caucaso alle moderne e attrezzate cantine orgoglio dell’Italia e non solo. Il vino ha una sua vita, non può essere interrotta, come ha una sua vita la vigna che porta avanti il suo ciclo senza badare più di tanto a ciò che capita attorno: l’importante che abbia le giuste cure, la giusta pioggia e il sole. Così è per il vino che, una volta in cantina, a prescindere che sia in barrique, in tonneau o già in bottiglia, va avanti nel suo cammino, non si può fermare.

ESPERIENZA CHE UNISCE
«Il vino trascina soprattutto quando diventa la finestra di un territorio – spiega Gabriele Manella, professore dell’Università di Bologna, Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia – È opinione comune che gustare un buon vino vuol dire anche conoscere chi l’ha prodotto, la terra dove sono coltivate le viti, la tipologia della vendemmia, come si lavorano le uve in cantina. Oramai si è sempre più orientati su un discorso che mette al primo posto l’esperienza. Questo vale per l’enologia ma per qualsiasi altro prodotto che nasca dalla terra». In ambito sociologico, il vino ha sempre svolto un ruolo fondamentale e questo compito continuerà a svolgerlo; ha una simbologia intrinseca, al di là della mera qualità o dei gusti soggettivi, raccoglie una variegata serie di elementi che spesso vengono dati per scontati ma che, oggi più che mai, parlano ad alta voce, esprimendo il valore assoluto di consuete abitudini o espressioni. Basta citare una frase su tutte: “Ci vediamo per bere qualcosa assieme”, per comprendere quanto possa essere d’impatto, soprattutto se analizzata con gli occhi della situazione odierna: il verbo “bere”, l’avverbio “assieme” e il pronome indefinito “qualcosa” (che sempre si declina in un drink, in un bicchiere di vino o in un caffè), racchiudono il senso della convivialità.

AMICIZIA E FAMILIARITÀ
«Ray Oldenburg, un sociologo statunitense, parlava dell’importanza dei luoghi di ritrovo informali, che lui chiamava third places, perché erano “luoghi terzi” rispetto alla casa e al lavoro – spiega il professore – Io credo che la forza del “bere qualcosa assieme” stia qui, nel piacere di ritrovarsi in “campo neutro”, dove è possibile stare con i propri amici in un clima che è comunque familiare». Amicizia e familiarità diventano sinonimi in un rituale destinato a durare: «Il piacere di stare assieme non vale solo per le grandi città, come per esempio in occasione dell’aperitivo, ma anche nei piccoli centri! In Italia ce ne sono ancora molti e i ritrovi di questo tipo, a volte, sono l’unica possibilità di passare del tempo libero fuori di casa», prosegue Manella. Senza ombra di dubbio la sicurezza sarà una delle priorità, anche all’interno dei locali dove si dovranno rispettare le norme di distanza sociale, la pulizia degli ambienti, il rispetto reciproco, ma la voglia di stare assieme non si esaurirà: è una necessità sostanziale, fa parte della nostra vita, siamo “animali sociali” e il piacere di condividere momenti speciali non verrà mai meno, dovremmo farlo con un certo riguardo, almeno per un po’, ma sedersi a un tavolo e sorseggiare assieme un calice di vino resterà sempre un aspetto importante della nostra vita.

[caption id="attachment_175015" align="alignnone" width="676"] “Ci vediamo per bere qualcosa assieme”: una frase che racchiude il senso stesso della convivialità[/caption]

PIACERE E SOLIDARIETÀ
Un messaggio di positività, utile per dare una spinta a tutto il comparto dell’enogastronomia, comprese le piccole realtà. Serve avere una visione molto ampia, capace di andare oltre le difficoltà del momento affinché un buon bicchiere di vino resti un piacere al quale non rinunciare. La caleidoscopica impronta italiana ci dà una garanzia sulla quale fare leva: «Restiamo fedeli alle origini delle nostre tradizioni, dando il giusto valore ai nostri prodotti, al comparto agroalimentare, al mondo del vino – continua il professore Manella – Sono convinto che l’enogastronomia in generale sarà capace di giocare una partita fondamentale per il Paese, una partita che saprà vincere, facendo scendere in campo non solo la qualità ma anche la solidarietà!». Se Verdi ne La Traviata fa cantare ad Alfredo Libiamo, libiamo ne’ lieti calici/Che la belleza infiora./E la fuggevol ora s’inebrii/A voluttà, allo stesso modo possiamo esprimere la nostalgia per l’happy hour, l’ora felice, che ha segnato e segnerà molti momenti della vita in cui la voglia di condivisione è – e sarà – sempre forte. «I social e la presenza di internet hanno modificato molto il panorama, soprattutto tra i giovanissimi – conclude Gabriele Manella – ma il desiderio di stare assieme sopravvive (e sopravviverà anche questa volta) perché il mondo dell’enogastronomia è sempre stato un collante naturale ». E se il vino rimane il simbolo assoluto della convivialità, un selfie di gruppo con un calice in mano o seduti a un tavolo, sarà guardato con occhi diversi perché starà a significare che siamo di nuovo liberi.

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