Spirits, dove andranno i consumi del post-pandemia

La crisi dell’horeca ha pesato pesantemente anche sul mondo degli spirits, costretti a trovare canali di consumo alternativi tra le pareti di casa. Ora la ripresa dà nuovi input: i trend del prossimo...

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La crisi dell’horeca ha pesato pesantemente anche sul mondo degli spirits, costretti a trovare canali di consumo alternativi tra le pareti di casa. Ora la ripresa dà nuovi input: i trend del prossimo futuro, raccontati da Nomisma.

Dopo la débâcle causata dalla pandemia su amari, liquori e distillati - specialmente a causa della crisi in horeca - occorre ora riflettere sul settore degli spirits, sulle nuove tendenze di consumo e sulle richieste dei nuovi consumatori, nella loro ‘evoluzione’ post pandemica.

Nasce con questi stimoli il primo Osservatorio Spirits di Nomisma, che traccia un identikit* del comparto.

La vittima principale della pandemia – ci racconta l’Osservatorio - sono stati gli spirits, come si deduce dal saldo NET (ovvero dalla differenza fra chi dichiara di aver aumentato i consumi e chi dichiara di averli ridotti nel 2020 rispetto al 2019) che è del – 36%.

Un po’ meglio invece il vino (-10%) e la birra (-14%). Rosso profondissimo, al contrario, per i cocktail a base di spirits che registrano un pesante -56%.

“I motivi di questa riduzione diffusa vanno ricercati nel radicale cambio di abitudini imposto dal Covid - spiega Emanuele Di Faustino, Project Manager Nomisma -. Nel 2019, infatti, per il 66% degli user, i consumi di superalcolici avvenivano soprattutto fuori casa (in luoghi come ristoranti, bar e altri locali). E' quindi evidente come le restrizioni imposte dal governo nel canale horeca abbiano avuto ripercussioni pesanti sui consumi di superalcolici, i quali solo in minima parte sono stati compensati dai positivi trend di vendita registrati nella Grande Distribuzione”.

Spirits, i luoghi di consumo oggi

Quasi superfluo dirlo, ma le attitudini ‘forzatamente pantofolaie’ degli italiani (costretti a casa dal lockdown) hanno portato a una revisione del luogo di consumo d’elezione. Allocato, spesso obtorto collo, tra le pareti domestiche: negli ultimi dodici mesi, ben il 65% dei consumatori ha infatti consumato distillati e acquaviti soprattutto in casa, quota che sale al 77% per gli amari e liquori, mentre solo una quota minore si è rivolta principalmente a bar e ristoranti.

Nuovo luogo di consumo e nuove anche le modalità: visto che il fuori casa era spesso ‘out’, i consumi di cocktail hanno infatti iniziato a prendere piede anche tra le mura domestiche, soprattutto durante l’ora dell’aperitivo.

Tra chi consuma a casa, il 35% preferisce, infatti, bere distillati e liquori mixati nei cocktail e tra questi la gran parte (80%) afferma di aver bevuto cocktails home-made. Apprezzati anche i ready to drink acquistati al supermercato (36%) o i prodotti preparati al bar e consumati comodamente a casa.

Spirits, trend post pandemici

Quando finalmente ne saremo fuori, che ne sarà delle nuove abitudini? Come evolveranno consumi e, con essi, i consumatori?

Dall’Osservatorio emergono segnali di una ripresa dei consumi anche grazie alle riaperture di bar e ristoranti e – con esse – al ritorno alla socializzazione.

Non è un caso, infatti, che tutti i saldi tra chi dichiara che aumenterà i consumi e chi afferma che vorrà ridurli siano positivi: +6% per la birra, +5% per i cocktail a base di spirits, +4% per il vino e +2% per gli spirits.

Quanto ai trend, anche se ancora in fieri, sembrano già abbastanza chiaramente enucleati: il traino verrà dai prodotti made in Italy e di specifici territori: la qualità nostrana, insomma, verrà riconosciuta e premiata.

Quanto ai formati,  andranno per la maggiore i kit per gli aperitivi e i pre-mixati/ready to drink, ma anche i superalcolici realizzati con particolari ingredienti e i craft spirits. Alla luce della ormai consolidata attenzione del consumatore italiano verso i prodotti biologici e sostenibili, è destinato ad aumentare anche il consumo delle referenze che presentano tali attributi.

*L'indagine di Nomisma è stata effettuata su 1.800 users di amari, liquori e distillati per fotografare il consumo in Italia nell’era Covid.

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