Serre Torrigiani: a Firenze la drink list di Lapo Scacciati diventa un erbario liquido

Firenze nasconde giardini che sembrano sospesi nel tempo, ma pochi custodiscono la stessa magia delle Serre Torrigiani, cuore verde di uno dei parchi privati più antichi e vasti d’Europa. Qui, tra sen...

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Firenze nasconde giardini che sembrano sospesi nel tempo, ma pochi custodiscono la stessa magia delle Serre Torrigiani, cuore verde di uno dei parchi privati più antichi e vasti d’Europa. Qui, tra sentieri di pietra, agrumi e fontane, la natura incontra la storia in un dialogo continuo che attraversa secoli di bellezza. All’interno di questo scrigno fiorentino, una delle serre si è trasformata in un luogo nuovo: uno spazio dove il respiro delle piante accompagna quello della città, dove arte, cucina e cocktail convivono sotto un’unica luce. Un restyling che non cambia la natura del posto, ma la rinnova, accendendo un’energia diversa — più contemporanea, più consapevole, ma ancora legata all’anima del giardino.

Il cuore del cambiamento è nel rapporto con le piante. «Nel restyling abbiamo dedicato grande attenzione alla cura delle piante, valorizzandole non solo come elementi estetici ma come veri e propri alleati naturali del benessere degli spazi», racconta Vanni Torrigiani, socio fondatore del locale. «Il nuovo sistema le integra in un processo di assorbimento e trasformazione degli inquinanti, restituendo aria più pulita e riossigenata. In questo modo le piante diventano parte integrante del progetto, coniugando bellezza, funzionalità e sostenibilità ambientale».

Il giardino è vivo e ora dialoga con gli interni, ridisegnati dall’azienda Paolo Nesi con la direzione creativa di Giuseppe Dicecca: materiali naturali, forme morbide e colori caldi che eliminano ogni spigolo e accompagnano lo sguardo verso le grandi vetrate. Qui l’arte non è solo decorazione: l’installazione di Matteo Baroni attraversa lo spazio come un segno fluido, una soglia tra città e natura.

UN BANCONE CHE PROFUMA DI ERBE E FRUTTI

Il bar è il vero nuovo centro di gravità. Il bancone, completamente ripensato, diventa la postazione d’alchimia di Lapo Scacciati, bar manager di lungo corso che qui costruisce una carta capace di raccontare il giardino bicchiere dopo bicchiere. Attorno a lui, una squadra giovane e brillante che dà ritmo e personalità al servizio, capace di portare al bancone energia, attenzione e una sensibilità nuova verso la materia prima.

«Il menù sarà interamente ispirato a ciò che la serra e il suo giardino sanno offrirci – spiega Scacciati –. Piante officinali, alberi da frutto e preziose essenze diventeranno protagoniste delle nostre creazioni, seguendo il ritmo delle stagioni e valorizzando la biodiversità del luogo. Il nostro obiettivo è chiaro: intraprendere un percorso sempre più orientato alla sostenibilità, con scelte green, a km 0, all’insegna dello zero waste».

La drink list si muove su due binari. Da una parte gli Evergreen, classici che respirano un’aria nuova: Negroni dalle note erbacee, Martini cristallino e asciutto, Old Fashioned al rabarbaro, Daiquiri agrumato. Dall’altra le Signature, nate letteralmente dalla serra: Albicocca e Cannella, Datterino, Mela, Rabarbaro. Non solo sapori, ma paesaggi da assaporare. Ogni bicchiere è completato da garnish che diventano micro-narrazioni commestibili: fake pomodorini, gel di lampone, lollipop di mela, dischi di mango e passion fruit. Piccoli gesti di artigianato botanico che trasformano il servizio in un rituale.

LA CUCINA COME ALLEATA

Accanto al bar, la cucina di Mario Castellano dialoga con la carta cocktail in modo naturale. «Cambiamo il menu seguendo il ritmo delle stagioni – racconta lo chef –. Creiamo nuove ricette con ingredienti freschi, scelti con cura e attenzione alla stagionalità del territorio. Reinterpretiamo la tradizione italiana con tocchi di creatività e contaminazioni fusion, in perfetta sintonia con lo spirito delle Serre». Piatti pensati per accompagnare e non sovrastare i drink, sfruttando erbe aromatiche, frutti e fiori che arrivano dallo stesso giardino.

UN NUOVO RESPIRO PER FIRENZE

Il risultato è un luogo che respira e fa respirare: la sensazione di entrare in uno spazio vivo, dove il verde non è sfondo ma protagonista, accompagna ogni dettaglio. Le Serre Torrigiani confermano la loro vocazione a essere più di un bar e più di un ristorante: una piattaforma culturale che ospiterà mostre, incontri, presentazioni, a partire da un concorso letterario dedicato al verde e alla natura. «Un tema che ci sta profondamente a cuore – spiega Simone Bellocci, ad e socio – perché rappresenta l’essenza stessa di questo luogo, ma anche un argomento di strettissima attualità sul quale riteniamo importante stimolare una riflessione condivisa».

Rinnovarsi senza snaturarsi è un’arte complessa, ma qui trova la sua forma più autentica. Serre Torrigiani diventa un laboratorio a cielo aperto, dove l’esperienza del drink si intreccia con la biodiversità, la cucina parla il linguaggio del territorio e l’arte si muove tra radici e futuro.
Tra i filari degli agrumi, le fontane e le sculture di Matteo Baroni, la città sembra allontanarsi per qualche ora. Dentro, la luce filtra dalle vetrate e scivola sul bancone come un respiro: ogni cocktail, ogni piatto, ogni pianta diventa parte di un organismo che si rigenera, vive e cambia forma.

Un equilibrio sottile tra uomo e natura, da bere e assaporare.


Federica Bucci
  • Lapo Scacciati, bar manager di Serre Torrigiani
    Lapo Scacciati, bar manager di Serre Torrigiani
  • I soci di Serre Torrigiani
    I soci di Serre Torrigiani
  • Mario Castellano, chef di Serre Torrigiani
    Mario Castellano, chef di Serre Torrigiani
  • Interni di Serre Torrigiani
    Interni di Serre Torrigiani
  • Interni di Serre Torrigiani
    Interni di Serre Torrigiani
  • Interni di Serre Torrigiani
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