Recovery fund, Garavaglia: "Contributi anche alla ristorazione"

“Anche la ristorazione sarà coinvolta dai fondi per il turismo previsti dal recovery fund, risorse per 2,4 miliardi di euro che arrivano a quasi 7 miliardi sfruttando la leva finanziaria”. Lo ha assic...

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Anche la ristorazione sarà coinvolta dai fondi per il turismo previsti dal recovery fund, risorse per 2,4 miliardi di euro che arrivano a quasi 7 miliardi sfruttando la leva finanziaria”. Lo ha assicurato fra gli applausi il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, intervenendo in apertura dell’assemblea Fipe a Roma, nel corso del quale è stata presentata la Carta dei Valori della ristorazione.

Garavaglia ha toccato diversi punti critici al centro dell’attenzione degli operatori dell’ospitalità e dell’agroalimentare in generale, ricordando come l’Italia, nonostante rappresenti una delle massime eccellenze mondiali del settore, non disponga ancora a livello istituzionale di un piano strategico per l’enogastronomia, a differenza di Paesi come il Camerun o Guatemala. Più nell’immediato, poi, è necessario risolvere il paradosso della mancanza di forza lavoro che sta attanagliando, fra gli altri, i pubblici esercizi: “Occorrono regole, decontribuzione e anche interventi sulla formazione, se consideriamo che in Italia vi sono oggi solo 14 ITS per il turismo, contro i 60 della Spagna”, ha sottolineato il ministro. Che ha accennato anche alla necessità di risolvere in maniera definitiva il problema degli operatori balneari, dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato che azzera le attuali concessioni statali dal 2024.

“Neanche un minuto di nuove chiusure”

Tutto ciò mentre l’intera industria dell’ospitalità continua a vivere un clima di incertezza mentre da più parti si paventa la possibilità di nuovi lockdown a livello locale di fronte all’aumento dei contagi da Covid-19. Su questo, netta è stata la posizione espressa da Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe, che riprendendo quanto detto poco prima da Bruno Vespa nel suo intervento introduttivo ha rimarcato che “non bisognerà mai più chiudere, da nessuna parte, per neanche un minuto”.

Da Stoppani critiche anche nei confronti delle proteste dei “no Green Pass”, che hanno causato più di un problema anche ai locali di diverse città italiane: “Rivendicare diritti è sacrosanto, ma se continuiamo solo ad appellarci ai diritti, di dritti moriremo, come disse Marchionne nel 2012”.

Sì al ministero del Made in Italy, no al Nustriscore made in France

Da più parti, nel corso degli interventi all’assemblea Fipe, sono stati toccati due temi particolarmente sentiti da tutta la filiera dell’agroalimentare: le difficoltà burocratiche nel dialogo con il governo, derivanti dal fatto che le competenze sul settore siano oggi distribuite fra più ministeri, e l’annosa questione del Nutriscore, il sistema di catalogazione di cibi e bevande sulla base dei loro valori nutrizionali, sostenuto dalla Francia affinché sia esteso a livello europeo.

Sul primo punto, gran parte dei relatori ha ribadito la necessità di creare un “ministero del Made in Italy” (o dell’Agroalimentare) che riunisca in capo a un unico organismo tutte le competenze sull’intera filiera. “Oggi dobbiamo rapportarci con ben sette ministeri”, ha ricordato David Granieri, vicepresidente di Coldiretti, mentre dal canto suo Marco Lavazza, presidente dell’Unione Italiana Food, ha rilevato che “sarebbe più che altro necessario che i diversi ministeri si parlassero di più fra loro, come fanno gli operatori della filiera, anziché lavorare a comparti stagni”.

Fronte compatto, sia a livello politico sia fra i rappresentanti dell’associazioni di settore, nel ribadire il no al Nustriscore, al quale l’Italia oppone un diverso sistema di classificazione qualitativo (cosiddetto “a batteria”) in quanto i parametri di valutazione alla base della proposta francese – basati su un mero algoritmo quantitativo - penalizzano fortemente i prodotti del made in Italy. Una battaglia combattuta a livello istituzionale a Bruxelles, dove i timori italiani sono alimentati dal fatto che la Francia avrà la presidenza di turno dell’Ue nel primo semestre del 2022.

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