Prosecco: tutto quello che c'è da sapere su un record italiano

Spesso, per comodità, si definisce Prosecco l’intera produzione metodo charmat che fa capo alle regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Ma, in realtà, sotto questa grande famiglia, ci sono ben tre den...

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Spesso, per comodità, si definisce Prosecco l’intera produzione metodo charmat che fa capo alle regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Ma, in realtà, sotto questa grande famiglia, ci sono ben tre denominazioni ben distinte tra loro e con peculiarità proprie: Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg con i rispettivi Consorzi di Tutela.

Tratto comune l’uso delle uve Glera per la spumantizzazione, con la recente autorizzazione da parte del Disciplinare di 10-15% di Pinot Nero per la versione Prosecco Rosé. Si è di fronte a una grande produzione che affonda le radici tra storicità, tradizioni e territori, tutti elementi che regalano alle bottiglie caratteristiche specifiche, tali da porre evidenti distinzioni e valori sensoriali, sempre nei confini di una produzione di qualità. Questa forza la si può ben riscontrare nei numeri, visto che nei primi quattro mesi del 2021 il Prosecco ha registrato esportazioni da record, con un +17% e 120 milioni circa di bottiglie che hanno preso la via per i Paesi stranieri.

ELEGANZA ASSOLUTA … CARTIZZE
Nel grande universo delle tre denominazioni è giusto fare un’ulteriore precisazione, ossia citare il Prosecco Docg Superiore di Cartizze, la produzione più esclusiva e di nicchia, visto che si produce solamente in circa 108 ettari vitati. Si tratta di un kmq di terreno, una piccola collina posizionata nel cuore di Valdobbiadene. Perciò, quando si parla di Cartizze è corretto pensare a una limitata selezione di vigne di proprietà di 140 produttori che utilizzano un terreno ideale e un microclima perfetto per dar vita a bollicine dal ventaglio gusto-olfattivo irripetibile. Inoltre, le uve vendemmiate possono essere lavorate solo all’interno dei confini del comune di Valdobbiadene e le bottiglie a denominazione Cartizze possono essere vendute solo in versione Spumante, non sfuso, non frizzante ecc. Ogni anno si contano all’incirca 1,2 milioni di bottiglie per la commercializzazione.

GIÙ LE MANI DAL PROSECCO
La UE ha concesso la pubblicazione in gazzetta della domanda per il Prošek, il vino fermo e dolce croato ben diverso dallo spumante italiano Prosecco. In realtà, anche se si è di fronte a due prodotti con peculiarità e produzioni distinte, il rischio è quello di creare una gran confusione nei consumatori stranieri a causa della somiglianza tra i due nomi. Il danno sarebbe riscontrabile soprattutto nell’export di Prosecco nel mondo, forte anche della crescita del 35% nel primo semestre del 2021. Come è stato detto: “Tutte le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione per presentare un’obiezione motivata che la Commissione analizzerà prima di adottare una decisione finale”. 

Tuttavia c’è un’ulteriore paradosso: la domanda del Prošek, infatti, è in netto contrasto con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha dichiarato assolutamente illegittimi tutti i nomi “truffa” che richiamano e ricordano in modo ingannevole quelli dei prodotti a denominazione d’origine, tutelati e riconosciuti dalla stessa Comunità Europea. Ecco perché il Prošek suona in modo ancor più stonato, pensando anche alle stime dell’attuale produzione: un record da 700 milioni di bottiglie.

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