Professione coffee barista: quali corsi frequentare?

Viviamo in un tempo benedetto dall’abbondanza di offerte formative, in ogni campo, per ogni necessità, per tutte le tasche. Opportunità che ci sono proposte nei formati più diversi, ma tra questi quel...

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Viviamo in un tempo benedetto dall’abbondanza di offerte formative, in ogni campo, per ogni necessità, per tutte le tasche. Opportunità che ci sono proposte nei formati più diversi, ma tra questi quello principe rimane probabilmente ancora il corso in aula. La presenza fisica nello stesso spazio del docente e dell’allievo, con quel canale di comunicazione direttissimo che si apre tra i due specialmente quando i gruppi sono di dimensioni ridotte, è una condizione che favorisce il trasferimento della conoscenza. Molti professionisti del settore del caffè mi chiedono proprio quali corsi frequentare, mi domandano pareri sui formatori, mi interrogano sulle logiche dietro le varie organizzazioni. Nel tempo ho elaborato una serie di criteri per guidarli in un’operazione così delicata e personale come quella di impostare il proprio percorso di apprendimento.

LE REFERENZE
Innanzitutto, raccomando loro di verificare le referenze dell’organizzazione che eroga la formazione. Poiché la maggior parte delle entità che si occupano di corsi sul caffè non sono sottoposte ad alcun controllo di parte terza, può tornare utile considerare le relazioni che esse hanno con le altre organizzazioni del settore. Faccio un esempio pratico: tra una scuola del caffè che non è inserita in nessun network di relazioni, soprattutto internazionali, e una che invece che ne fa parte, probabilmente è da preferire quest’ultima. Questo perché essere in una rete permette di evitare un’autoreferenzialità eccessiva e, a vari livelli, sottopone al controllo, anche morale, delle organizzazioni partner.

IL RUOLO DEL FORMATORE 
Venendo invece al formatore stesso, partiamo dal presupposto che questi faccia sempre capo a un’organizzazione, in modo tale che i contenuti che propone siano stati condivisi e validati all’interno di un gruppo più ampio di professionisti. Rimane centrale la regola che si dovrebbe insegnare ciò che si pratica e praticare ciò che si insegna. Un formatore dovrebbe trasferire una conoscenza verificata sul campo, cioè insegnare quanto davvero usa nella sua vita professionale. È necessario quindi raccogliere informazioni sull’attività del docente fuori dall’aula per capire se davvero abbia maturato un’esperienza significativa nel suo campo.

L’ECOSISTEMA
Da ultimo ritengo che nella scelta del percorso formativo sia rilevante capire anche l’ecosistema in cui si entra. Un corso non è soltanto la creazione di una relazione docente-allievo, ma lo sviluppo di una rete di relazioni tra gli studenti stessi. Partecipare a un momento formativo che permetta l’accesso a una comunità più ampia in cui raccogliere stimoli e contenuti è un punto certamente di grande valore per un professionista. Tra l’altro, un ecosistema che favorisca quindi lo scambio di idee tra i suoi membri, riducendo eventuali attriti e frizioni tra gli stessi, è probabilmente anche in grado di codificare nuova conoscenza e renderla disponibile con più efficacia per l’intera comunità.


L’autore è Consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e Amministratore del Centro Studi Assaggiatori www.assaggiatoricaffe.org

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