Prezzi, consumi e dintorni...

È dall’inizio del 2011 che i prezzi di ristoranti e bar mantengono un profilo di crescita moderata in un contesto inflattivo vivace, in particolare nei servizi pubblici locali (acqua, elettricità, rif...

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È dall’inizio del 2011 che i prezzi di ristoranti e bar mantengono un profilo di crescita moderata in un contesto inflattivo vivace, in particolare nei servizi pubblici locali (acqua, elettricità, rifiuti) e nei prodotti alimentari, voci entrambe pesanti nei costi della ristorazione. Gli effetti sui prezzi sono ben spiegati da alcuni prodotti simbolo del bar come caffè e cappuccino. Rispetto ad un anno fa il caffè è aumentato di tre centesimi ed il cappuccino di due.

Attualmente il prezzo medio della tazzina di espresso è di 93 centesimi di euro, mentre per un cappuccino sono necessari, sempre in media, 1,25 euro.

è forte, tuttavia, la variabilità sul territorio. La graduatoria dei prezzi medi provinciali della tazzina di caffè va dal massimo di Ravenna (1,08 euro) al minimo di Reggio Calabria (0,76 euro). Quella del cappuccino da 1,53 euro di Bolzano a 1,01 euro di Cagliari.

Il panino, un altro prodotto importante per i consumatori italiani (tra chi pranza abitualmente fuori casa lo sceglie uno su quattro), ha un prezzo medio di 2,86 euro con un aumento di otto centesimi rispetto ad un anno fa.

Anche in questo caso la variabilità è significativa. Il ranking provinciale dei prezzi medi vede Terni (1,34 euro) sul gradino più basso e Lecco (3,97 euro) su quello più alto. Tra i prezzi medi di Milano e Roma, con tutta probabilità le piazze più forti nel consumo di panini, c’è uno scarto di 84 centesimi a favore dei consumatori della capitale.

[caption id="attachment_3055" align="aligncenter" width="564"] Prezzi nei P.E. e inflazione generale[/caption]

20 euro in pizzeria?

In ristoranti, trattorie e pizzerie l’inflazione è ancora più fredda. In un anno i prezzi sono aumentati dell’1,9%.

Oggi per un pasto in pizzeria (pizza+bevanda ) sono necessari, in media, 8,81 euro, 21 centesimi più di quanto si spendeva un anno fa.

La variabilità sul territorio dei prezzi medi è altrettanto significativa. Si va dal prezzo medio minimo di Napoli (6,66 euro) a quello massimo di Pavia (10,98 euro).

L’opinione (diffusa) che per una pizza ed una bibita sia necessario spendere venti euro non trova riscontro nelle rilevazioni dei prezzi che, è bene ricordarlo, non le fanno i ristoratori ma gli uffici di statistica dei comuni. Il fatto che si tratti di prezzi medi va interpretato come risultato di valori diversi, sia più alti che più bassi.

Ecco, allora, che ci sono sicuramente pizzerie dove sono necessari venti euro, come ce ne sono altre in cui si spende molto meno. Sta al consumatore scegliere sulla base delle sue esigenze ed aspettative.

Questa (debole) dinamica dei prezzi è la prova provata di una domanda che non tira. Nel primo semestre di quest’anno le vendite reali della ristorazione, ovvero al netto dell’inflazione, sono calate dell’1,9%.

Le difficoltà dei consumi si riflettono sull’andamento dei prezzi ma anche sul turnover delle attività di ristorazione. Tra gennaio e giugno del 2012 hanno cessato l’attività 14.004 imprese.

[caption id="attachment_3058" align="aligncenter" width="300"] Fonte Fipe su elaborazione dati Istat[/caption]

Il futuro incerto

Il 2012 si preannuncia come un anno difficile anche per la ristorazione.

E dopo i dati sull’andamento del PIL nel secondo trimestre del 2012, ma soprattutto sulla caduta dei consumi delle famiglie nel corso dell’ultimo anno non è un fatto che ci deve sorprendere.

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