Polojac nuovo coordinatore Sca Italy: “Il caffè è un mondo snobbato, bisogna parlare a nuova gente”

È Alberto Polojac il nuovo coordinatore nazionale di Sca, Specialty Coffee Association. Il titolare di Imperator srl, importatore triestino di caffè crudo da tre generazioni crudi, direttore di Bloom...

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È Alberto Polojac il nuovo coordinatore nazionale di Sca, Specialty Coffee Association. Il titolare di Imperator srl, importatore triestino di caffè crudo da tre generazioni crudi, direttore di Bloom Coffee School, il “braccio formativo” dell'azienda, nonché dal 2021 giornalista pubblicista è stato infatti eletto dai soci dell’associazione.

Dal 1° luglio Polojac, che ha già ricoperto il ruolo per un mandato nel difficile biennio 2020-22, collaborerà con gli altri eletti che sono Filippo Vidiz (Marketing & Community Coordinator), Francesca Bieker (Education Coordinator), Andrea Lattuada (Events Coordinator) e Fabio Sipione (Judges Coordinator).

Abbiamo raggiunto il nuovo coordinatore per un commento a caldo.

Quali sono le sfide del settore, dalla produzione al cliente, e come intendi affrontarle?

Punterò al dialogo partendo dalla materia prima, che è poi quello che non sono riuscito a fare durante il mio precedente mandato. L’idea era portare i baristi in piantagione, era già programmato tutto per maggio 2020, poi è successo quel che è successo. Vorrei riprendere quel programma e avvicinare anche i consumatori. Al momento sono in Sicilia e stiamo facendo una settimana di formazione in piantagione, perché forse non tutti lo sanno ma in Sicilia c’è una piantagione di caffè. E avere una piantagione in Sicilia può diventare un ottimo modo anche per avvicinare le persone, gli appassionati, chi ha già una scintilla di curiosità che possa scatenarsi. Ecco, vorrei sfruttare queste occasioni, ma anche gli eventi che non hanno strettamente a che fare con il caffè, a me piacerebbe parlare con gente nuova, avvicinarmi un po’ a tutti, a chi il caffè non lo conosce, a chi un po’ lo snobba sotto certi aspetti o non ne considera la complessità.

Democratizzare lo specialty sarebbe importante, dato che copre lo 0,3% della produzione in Italia. Pensi di aprire in qualche modo ai bar tradizionali?

Mah non so sai non penso a un mondo in cui tutti improvvisamente si mettono a bere specialty, mi basterebbe allargare un po’ la conoscenza, il campo, le vedute degli operatori e dei consumatori ma soprattutto avere delle orecchie nuove che ci ascoltano, il che si può fare attraverso degli eventi che diano la possibilità di parlare con chiunque quindi degli eventi in piazza, in cui la gente ci cade dentro fondamentalmente.


Cosa c’è che non va negli eventi sul caffè?

Ovvio che i vari Sigep e Coffee Festival si devono fare, però sfrutterei anche altre occasioni perché onestamente la divulgazione del caffè è estremamente difficile, e il motivo è che alle persone del caffè non interessa niente, è un mondo snobbato in cui tutti sanno già tutto. Anche gli operatori sono poco stimolati, nonostante le varie crisi non c’è mai stato un bisogno di comunicare il caffè in modo diverso. Oggi di torrefazioni ce ne sono tante e non parlo solo delle italiane, ormai l’estero sta diventando importante quindi la concorrenza per i torrefattori si fa sempre più agguerrita e di conseguenza un cambio di marcia secondo me in qualche modo va fatto.

La crisi climatica colpisce duro, bisogna togliere il caffè agli italiani per fargli capire che è una cosa importante?

I cambiamenti climatici ci sono sempre stati non è che li scopriamo oggi, già 30 anni fa si diceva che saremmo rimasti senza Arabica, invece stiamo sviluppando nuove varietà più resistenti. Prima di restare senza il caffè bisognerebbe preoccuparsi di restare senza cose ben più importanti come l’acqua. Comunque, non credo che resteremo senza caffè.

La produzione non è a rischio?

Guarda, la produzione è sempre a rischio nel senso che non è una novità, poi ogni tanto la gente scopre perché i prezzi si alzano che il caffè è delicato, che necessita cure, ma è da quando esiste il caffè che è cosi e del resto la pianta di Robusta non esisterebbe neanche se l’Arabica non fosse così delicata, non avremmo neanche le piantagioni perché l’Indonesia produceva Arabica, e parliamo di 50-60 anni fa. Siamo ancora qui. Nonostante tutto il caffè si è sempre adattato, abbiamo sempre avuto produzioni altalenanti. Di sicuro dovremo abituarci ad avere prezzi diversi perché quando si comincia ad avere più difficoltà, come sta succedendo, i prezzi poi cambiano.

Ci parli del 'tuo' team per il prossimo biennio?

È un team molto valido di professionisti, ci sono tanti trainer che ricoprono vari ruoli, tanti AST [Authorized SCA Trainer, ndr] che è la situazione ideale perché la parte formativa di Sca resta la più importante. C’è tanta esperienza e un po’ di buon blend tra vecchia guardia e young generation, per cui direi bene.

Tu avevi presentato una squadra?

Avevo invitato delle persone a candidarsi e poi i soci votano chi vogliono, presentare un team è controproducente perché poi ti trovi a lavorare con le persone che vengono elette che non sono necessariamente quelle del tuo team. Io ho presentato le mie idee e logicamente mi avrebbe fatto piacere lavorare con chi avevo suggerito, però io lavoro con tutti.

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