Periodo di prova: “Pizzaioli e camerieri principali vittime di dumping”

Tiene banco la lotta al dumping contrattuale nel mercato dei pubblici esercizi, che oggi più che mai – in un contesto di grave carenza di personale in Italia e nel mondo – Fipe intende affrontare e ri...

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Tiene banco la lotta al dumping contrattuale nel mercato dei pubblici esercizi, che oggi più che mai – in un contesto di grave carenza di personale in Italia e nel mondo – Fipe intende affrontare e risolvere per riconsegnare al settore la reputazione e l'attrattività che merita.

Sotto la lente della federazione parte di Confcommercio, che ha da poco lanciato un Manuale dedicato al dumping contrattuale nei pubblici esercizi offrendo un focus sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl), anche il cosiddetto periodo di prova, altro istituto contrattuale attorno a cui si innesca un meccanismo di contrattazione pirata che distorce, ulteriormente, la percezione di un settore già alle prese con una difficoltosa e lenta ripresa post Covid. Nello studio, che Fipe ha condotto con Adapt, l’associazione per gli studi internazionali e comparativi in materia di lavoro e relazioni industriali, presentato tra l'altro a Roma il 18 luglio scorso, i contratti “concorrenti” comparati con quello Fipe, leader grazie alla copertura di 58.395 aziende e quasi 400mila lavoratori, si caratterizzano per la previsione di durate massime dei periodi di prova sensibilmente più lunghe. Un fatto che aumenta la precarietà sofferta dal lavoratore nella fase iniziale del rapporto, con la differenza più forte che balza all’occhio quando ci si sofferma sui livelli d’inquadramento medio-bassi

Chiriatti: “Periodi di prova? Durate raddoppiate o addirittura triplicate”

La tecnica adottata dai contratti diversi dal nostro (Confsal, Fesica-Confsal, Fisals Confsal, Snalv Confsal, Cisal, Cisal Terziario, Ciu, Fildi-Ciu, Confdipendenti, Fal e Fisal Italia, ndr), vedono ad esempio, per il IV Livello dove rientra la figura del cameriere, durate raddoppiate o addirittura triplicate rispetto ai nostri 30 giorni”, ha dichiarato Andrea Chiriatti, area relazioni sindacali, previdenziali e formazione di Fipe. “Una differenza questa – ha proseguito – che si palesa soprattutto negli inquadramenti più utilizzati dalle imprese, dove c'è dunque una fetta più numerosa di lavoratori. Per intenderci, parliamo di pizzaioli, barman e camerieri”.

Come ribadito nel manuale, i pubblici esercizi formano un settore economico labour intensive, con forti tassi di turnover e alta discontinuità nella domanda. Perciò, allungare oltre misura un periodo, in cui il lavoratore non altamente qualificato si avverte come precario, può servire a dotare l’impresa di un’inedita flessibilità organizzativa, oltre che di una rafforzata posizione di vantaggio. La sensibile maggiore durata massima dei periodi di prova, specie per i lavoratori classificati nella parte medio-bassa dei sistemi di inquadramento, acuisce la competizione portata dai contratti pirata nei confronti di Fipe. “È inutile ribadire quanto distorsioni di questo tipo influiscano sulla percezione del settore già provato da due anni di chiusure e cassa integrazione per via della pandemia – ha concluso Chiriatti – L'attrattività, tema principale all'interno dei tavoli di lavoro in corso per il rinnovo del Ccnl Fipe, è anche incentivata tramite la stabilità del lavoro e distorsioni come quella che si verifica nel periodo di prova negli altri contratti peggiorano la reputazione del comparto”.

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